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GIORGIONE, In una mostra il suo mistero Stampa E-mail
marted 29 dicembre 2009
A CINQUECENTO ANNI DALLA MORTE DEL PITTORE, CASTELFRANCO OSPITA UNA MOSTRA APERTA FINO ALL’11 APRILE 2010.
 
Pur con poche opere, ha lasciato il segno. Dopo di lui ritratto e paesaggio sono diventati generi autonomi.

Come si sarebbe evoluta la storia dell’arte senza Giorgione? Forse proprio partendo da questa domanda si può dipanare il filo ispiratore della mostra allestita a Castelfranco e aperta fino all’11 aprile nel museo casa Giorgione.

di Cristina Sartori, pubblicato su La DIFESA DEL POPOLO, del 20 dicembre 2009, pag. 57.

giorgione_la_Difesa_popolo_2009

Di Giorgione non si conosce nemmeno il nome per intero: le cronache coeve lo ricordano solo come Zorzi da Castelfranco. Visse poco più di trent’anni; lavorò per soli tre lustri. Le opere certe sono pochissime, perché pare che non avesse l’abitudine di firmare i propri lavori. Tuttavia la sua fu una rivoluzione senza precedenti per la storia dell’arte che probabilmente ne cambiò il cammino.

Non va dimenticato che visse in contemporanea con Leonardo, del quale sicuramente ammirò e imitò opere e maniera; fu maestro di Tiziano che portò a compimento il percorso da lui magistralmente concepito di lasciare che il colore diventi forma, senza il disegno. E va detto che dopo di lui il ritratto e il paesaggio iniziano a diventare genere pittorico autonomo, anticipando quella rivoluzione che si manifesterà nei Paesi Bassi solo con il Seicento.

Una rassegna espositiva, quella allestita al museo casa Giorgione, che davvero è stata una sfida – come ha spiegato Enrico Maria dal Pozzolo dell’università di Verona, che assieme a Lionello Puppi, presidente del comitato per il 5° centenario e Antonio Paolucci, direttore dei Musei vaticani, ha curato la mostra – dato che le opere del maestro veneto sono pochissime e difficili da ottenere in prestito visto il precario stato di conservazione.

Inoltre è la prima volta che la cittadina di Castelfranco si propone come grande sede espositiva, un gioiello architettonico racchiuso da una cinta muraria che può certo contare sulla Pala di Castelfranco nel duomo e sull’unica opera ad affresco di Giorgione, il Fregio delle arti liberali e meccaniche, ma che non è inserita nel circuito turistico delle grandi rassegne. Ma tutto questo è parso ai curatori della mostra un ottimo punto di partenza per cercare di svelare il mistero che tuttora, a cinque secoli dalla morte avvenuta nel 1510 pare per contagio da peste avvolge questo enigmatico artista.

Di grande suggestione anche la scelta della sede espositiva, casa Marta Pellizzari, ora casa Giorgione, un piccolo spazio che riesce comunque a rendere palpabile la presenza del maestro che si immagina facilmente in questa piccola casa, intento al lavoro per decorare il fregio o per dipingere i suoi quadri.

Le sette sezioni della rassegna seguono il percorso della casa museo; la prima è una sezione documentaria che espone le mappe dei luoghi di Giorgione e le lettere di incarico delle commissioni pubbliche, come la realizzazione del telero di Palazzo Ducale a Venezia; si passa poi alla sezione dedicata alle opere giovanili del maestro che consente, naso all’insù, di ammirare anche il Fregio delle arti ad affresco. La terza sezione, allestita nella stessa stanza, mostra due tra i quadri più misteriosi di Giorgione, Le tre età dell’uomo, prestito da Palazzo Pitti e Il doppio ritratto da Palazzo Venezia: siamo agli inizi del Cinquecento e curiosamente i protagonisti dei quadri già fissano dritto negli occhi chi guarda. La quarta sezione propone, l’uno di fronte all’altro, due capolavori del maestro: La tempesta delle gallerie dell’Accademia di Venezia e Il tramonto, eccezionale prestito della National Gallery di Londra, che mostrano la nuova intuizione giorgionesca della figura umana inserita in uno spazio naturale che diventa esso stesso protagonista.

La terza stanza della casa ospita quella che è forse la sezione più interessante della mostra: quella dedicata alle “sfide”. È una sezione nella quale sono esposte opere di varia provenienza attribuite o attribuibili al maestro: sfide per gli storici dell’arte, per gli appassionati e anche per il pubblico, al quale il comitato scientifico lascia il responso. In questa sezione si trova, ad esempio, la Madonna con Bambino e i santi Caterina e il Battista attribuita a Sebastiano del Piombo, ma per molti opera del Giorgione; oppure il Cristo portacroce, opera anch’essa più volte passata di mano tra Tiziano e Giorgione.

La mostra prosegue poi nel sottotetto della casa museo con altre sezioni nelle quali sono esposti i “contemporanei” del pittore veneto: Vincenzo Catena, Sebastiano del Piombo, Tiziano, Giulio Campagnola, e ancora Cima da Conegliano, Giovanni Bellini, Dürer, Pietro Perugino. In questa sezione è esposta una delicatissima Leda con il cigno di scuola leonardesca che ben evidenzia il profondo legame tra Giorgione e Leonardo da Vinci. Al termine del percorso, non può mancare una visita all’adiacente duomo di Castelfranco per ammirare la Pala con la Madonna e i santi, mirabile opera dell’artista realizzata tra il 1504 e il 1505, che manifesta l’avvenuta rivoluzione attuata dal pittore: la dimensione spaziale è sparita, la composizione si apre non su uno sfondo absidale come da tradizione, ma nello spazio naturale, in relazione diretta e coinvolgente con il paesaggio. Insomma, un viaggio che porta il visitatore a contatto con una delle personalità più complesse e affascinanti del Rinascimento, accogliendolo direttamente nella “casa” di Zorzi da Castelfranco e avviluppandolo nel suo mistero. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19. Biglietto euro 10 comprensivo anche della visita del museo casa Giorgione e della pala in duomo.

Informazioni e prenotazioni: 800- 904447 e www.giorgione2010.it

 
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