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luned 31 maggio 2010
Tre paradisi terrestri sbocciati in mezzo ai flutti della storia
Lo sapevate che i rami rampicanti del glicine nell’emisfero australe si avvolgono in senso orario e in quello boreale in senso antiorario? E lo sapevate che le camelie non hanno profumo per una vendetta della dea Venere?
E che il vero fiore delle bouganivilleae non è quello colorato che si vede, ma è nei tre piccolissimi pistilli gialli che ci sono al suo interno?Tutte curiosità botaniche che si possono scoprire nella mostra “Paradisi in terra” che da qualche anno richiama nelle isole Borromee, isola Bella, isola Madre e Rocca di Angera, i turisti e gli appassionati di fiori e piante rare ed esotiche.

di Cristina Sartori, pubblicato sul settimanale diocesano La Difesa del Popolo, 30 maggio 2010.

 

 

Dall’inizio della primavera fino a tutta l’estate, le tre celebri isole del lago Maggiore si trasformano in gallerie d’arte botanica e floreale, visitabili con un unico biglietto. Gli esperti consigliano di iniziare il “tour floreale” dalla rocca di Angera, sulla sponda lombarda del lago, dove sono ricreate le varie tipologie di giardini medievali tratte da codici e documenti dell’epoca, rispettando il tempo e l’armonia della natura.
Dal medioevo al barocco nell’isola Bella che prese il nome da Isabella d’Adda moglie di Carlo III Borromeo,
cui egli appunto la dedicò agli inizi del Seicento. Qui lo scenario è mozzafiato: azalee, rododendri, le celebri rose, presenti in oltre trentamila varietà tra rampicanti, ad arbusto, ad alberello (e tra le quali spiccano quelle rosso ciliegia della varietà Blaze e quelle color rosa pesco della varietà Claire Matin), insieme a pompelmi, arance e piante aromatiche. E ancora le celebri orchidee, le piante carnivore e quelle tropicali portate qui in quattrocento
anni da ogni angolo del mondo e custodite nelle serre ottocentesche.
Infine l’isola Madre nel punto più ampio del golfo Borromeo, che appartiene alla famiglia dal Cinquecento. Qui si ammirano le spettacolari camelie, dal fiore talmente simile alla rosa da incappare loro malgrado nelle ire di Venere, che volendo punire Cupido per aver fatto innamorare Giove senza aver scagliato i suoi dardi, lo volle far frustare dalle tre Grazie con i rami di rose irti di spine. Ma queste le disobbedirono e sferzarono Cupido con un fiore simile alla rosa, la camelia appunto, ma senza spine. La dea capricciosa, accortasi dell’inganno, punì il fiore privandolo del suo intenso profumo. (www.isoleborromee.it)
 

FORLÌ - MUSEI SAN DOMENICO
Da Caravaggio a Van Gogh il fascino delle corolle dipinte

Spesso avviene che il “giardinaggio” divenga arte. Madre natura infatti regala capolavori di tale bellezza e spettacolarità che non potevano passare inosservati e sono tantissimi gli artisti che non hanno resistito alla tentazione di cimentarsi nel dipingere fiori e ghirlande. Basti ricordare le nature morte che nel Seicento divengono un genere pittorico a se stante, o più tardi i famosi iris di Van Gogh e le spettacolari ninfee dipinte da Monet in svariati quadri anche di grandissime dimensioni, colte nelle mille sfumature della luce che cambia, come egli amava fare. Alcune selezionate e affascinanti opere che hanno appunto i fiori come protagonisti, sono esposte nella mostra “Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh” allestita ai musei San Domenico di Forlì fino al 20 giugno. Una particolare rassegna che si collega idealmente all’anno di Caravaggio con l’opera principe, La fiasca fiorita, un dipinto misterioso, già attribuito a Guido Cagnacci, ma nel quale molti studiosi ravvisano il pennello del Merisi. Ma al di là del suggestivo mistero, vale compiere di sala in sala il colorato percorso fiorito di eccezione che dal Seicento giunge sino alle soglie del Novecento passando attraverso Van Dyck, Bruegel, Cagnacci, Guercino, Strozzi, Carlo Dolci, per arrivare nel maturo Ottocento di Hayez, Delacroix, Courbet, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, De Nittis, Boldini, Zandomeneghi sino a Vincent Van Gogh e Previati. Tanti fiori, tutti talmente belli da sentirne quasi il profumo. (www.mostrafiori.com)
Cristina Sartori
 
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