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UN RICORDO DI LIDIA MARTINI Stampa E-mail
venerd 07 ottobre 2011

È scomparsa all’età di novant’anni Lidia Martini Sabbadin, collaboratrice di padre Placido Cortese durante gli anni dell’occupazione tedesca a Padova. Grazie alla sua attività, furono centinaia le persone che ebbero salva la vita. Il suo nome è stato ricordato nella quarta Giornata dei Giusti, nel giardino che onora il suo nome accanto a quelli delle sorelle Liliana e Teresa e delle altre collaboratrici di padre Cortese.

Grazie per tutto, Lidia, non ti dimenticheremo. Buon Viaggio


“Non ho mai fatto nulla di speciale. Per me era la cosa giusta da fare!”. Così rispondeva Lidia con un sorriso luminoso quando le persone le chiedevano se si rendesse conto di rischiare la vita mentre aiutava gli ebrei e gli ex prigionieri alleati a fuggire in Svizzera. Dopo l’8 settembre 1943, Padova visse uno dei periodi più tristi di guerra civile. Imperversavano i rastrellamenti ad opera dei pattuglioni nazifascisti; gli alleati di prima erano ora nemici, e i nemici erano ora alleati. In quel clima di profonda confusione politica e sociale, moltissime persone, incuranti della piega che avevano preso gli avvenimenti, seppero comunque fare ciò che ritenevano “giusto”. Una di queste era Lidia Martini, che assieme alle sorelle Carla Liliana, Teresa e Renata, fu tra le più importanti collaboratrici di padre Placido Cortese perno fondamentale del movimento di resistenza cittadino denominato Fra-Ma.

Assieme con le sue sorelle e grazie all’aiuto di tantissimi altri “eroi del quotidiano”, Lidia procurava ai fuggiaschi abiti, scarpe, documenti falsificati, e li scortava via treno da Padova, a Milano, ad Oggiono dove venivano affidati ai contrabbandieri che li facevano passare il confine con la Svizzera. Grazie alla loro attività furono centinaia le persone che sfuggirono alla cattura e alla morte.

Ho avuto la gioia di conoscere Lidia alcuni anni fa mentre mi occupavo, appunto, della figura di padre Placido Cortese. Lei andava nelle scuole e partecipava alle celebrazioni in occasione della Giornata della Memoria per raccontare quanto aveva visto, quanto aveva vissuto assieme alle sue sorelle.

Carla Liliana e Teresa furono catturate nel marzo del 1944; Lidia venne presa qualche mese dopo e imprigionata a Bolzano fino alla fine del conflitto. Nel campo di concentramento lavava la biancheria dei prigionieri. “Lavoravo per diciotto ore al giorno e la sera ero così stanca che non riuscivo nemmeno a stare distesa sui tavolacci. Così trascorrevo la notte a camminare per cercare di farmi passare il male alla schiena. Quello che mi sosteneva era la mia fede!”.

Dopo la prigionia tornò con semplicità alla vita di sempre; l’insegnamento, il matrimonio con l’adorato Armando, i figli, i nipoti. Perdonò e seppe lasciarsi dietro gli orrori della guerra. Animata di autentico spirito di carità e amore, e di una innata letizia, intraprese un fecondo cammino nella fraternità francescana che la portò a ricoprire sino a qualche anno fa l’incarico di ministro.

Negli ultimi anni, decise che era suo compito ricordare per raccontare, e raccontare per non far dimenticare. Condivise con me, e per questo le sarò sempre grata, i suoi ricordi di quegli anni di guerra, delle fughe da organizzare, del suo rapporto con padre Cortese. Mi affidò i suoi pensieri e mi regalò la sua amicizia, e di ciò ne sono onorata.

In occasione delle scorse celebrazioni della Giornata della Memoria, mi chiese di accompagnarla in alcune scuole per raccontare la sua esperienza. In mezzo ai ragazzi le brillavano gli occhi. Le piaceva parlare con loro stando in piedi, così da poterli guardare bene in viso. Con voce sempre forte e vigorosa, regalava a quanti l’ascoltavano, i ricordi più tristi di quegli anni di guerra così come anche i suoi ricordi personali più lievi e leggeri. Perché Lidia non si risparmiava. A chiunque incontrava regalava qualcosa di sé con autentica generosità. Spesso mi telefonava per darmi un saluto e chiacchieravamo di tante cose. Ci siamo sentite in occasione del suo novantesimo compleanno e mi aveva raccontato che stava per uscire a pranzo con la sua adorata e numerosa famiglia e descritto il tailleur che indossava.

Personalmente ho avuto il privilegio di godere della sua amicizia che porterò sempre nel cuore. A tutti Lidia  lascia una eredità preziosa: quella di aver testimoniato sino alla fine della sua vita, non la storia letta sui libri ma la storia ascoltata dalla viva voce di quanti l’hanno vissuta. Lidia ha insegnato che a volte, anche una sola persona può fare la differenza tra la vita e la morte per tantissimi altri.

 
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