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LE GRANDI MOSTRE. Dall’evento alla normalità Stampa E-mail
mercoledì 09 marzo 2011
Le grandi mostre. Dall'evento alla normalità.
Le esposizioni d’arte sono un ottimo volano che bisogna però mettere a frutto facendo sistema.

 

Di Cristina Sartori, pubblicato sul settimanale diocesano LA DIFESA DEL POPOLO, (INCHIESTA 27 FEBBRAIO 2011)

 
 
All’inizio era la stagione delle grandi mostre realizzate dai grandi enti, nelle grandi città. Poi si è
scoperto che la grande mostra poteva anche essere ospitata nel piccolo centro e funzionare perfettamente interagendo con il territorio.
Quando le mostre si sono trasformate in veri e propri eventi culturali e hanno iniziato ad avere
ricadute sul territorio? «È un fenomeno relativamente recente – spiega Sergio Campagnolo titolare dello Studio Esseci, da trent’anni presente nel territorio quale realtà tra le più apprezzate a livello nazionale nella valorizzazione di eventi d’arte – Nasce quando appunto le grandi mostre lasciano le grandi città per andare nei piccoli centri, nei territori meno frequentati.
Credo che il primo esempio di questa nuova tendenza sia stata proprio una mostra dedicata a
Giorgione, allestita nel 1978 a Castelfranco ».
A un certo punto infatti i piccoli centri si sono resi conto di essere in grado di offrire l’evento culturale di risonanza al pari delle capitali culturali come Roma o Milano.
E si sono attrezzati facendo sistema con il territorio circostante per garantire al turista-visitatore
un’offerta ricca di possibilità, per ammirare la mostra e conoscerne il territorio. Ciò è avvenuto per numerosi paesi anche piccoli, come ad esempio Sarmede, in provincia di Treviso, che da moltissimi anni organizza il Festival internazionale di illustrazione per l’infanzia e a tutti gli effetti è oramai
noto come il “Paese della fiaba”.
Ogni città deve in qualche modo recuperare e offrire al visitatore o il proprio “genius loci”, realizzando mostre-evento collegate a particolari tour storici o enogastrononici, oppure rassegne articolate in più sedi espositive, nelle quali si possono ammirare anche opere permanenti.
Negli ultimi due decenni si è assistito alla realizzazione di due tipi di mostre: quelle dedicate a un soggetto o a un movimento artistico particolare che sono in grado di portare in una qualsiasi sede espositiva un gran numero di opere e che da sole rappresentano “l’evento” (pensiamo alle spettacolari mostre organizzate dalla fondazione Zabarella a Padova, dai Macchiaioli, a Boldini, a De Chirico, alla splendida mostra della scorsa stagione dedicata a Telemaco Signorini, o a quella che si sta per concludere dal titolo “Da Canova a Modigliani” che si prepara a varcare la soglia dei 120 mila visitatori); e le mostre invece più radicate nel territorio anche dal punto di vista di un recupero delle presenze artistiche storiche e peculiari. Come la mostra dedicata a Giorgione (138.896 visitatori) allestita a Casa Giorgione a Castelfranco lo scorso anno e collegata a itinerari storici nei luoghi del misterioso pittore, come l’adiacente duomo dell’Assunta nel quale è possibile ammirare la famosa pala d’altare.
Entrambe le tipologie riconducono a eventi di successo che fanno i grandi numeri; ma se le prime possono essere spostate in altre sedi mantenendo la propria identità autoreferenziale, le seconde diventano una sorta di tappa storica che resta per sempre legata a quel territorio, facendo in modo che il visitatore si trasformi in un turista curioso, che vedrà la mostra ma andrà anche a conoscere la realtà che l’ha originata e saprà sempre ritrovarne traccia, anche a evento concluso.
Sono due modi diversi, ma ugualmente efficaci, di intendere l’evento culturale, e negli ultimi
anni sempre più città di provincia hanno orgogliosamente raccolto la sfida dei centri maggiori organizzando i grandi eventi e collezionando numeri significativi. «Il segreto è saper calibrare l’offerta della mostra – prosegue Campagnolo – arricchendola così da motivare il turista a venirla a visitare anche se spesso questi centri sono fuori dai circuiti turistici principali. Faccio l’esempio delle esposizioni organizzate dalla fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Travesetolo, in provincia di Parma, che nonostante sia fuori dai circuiti turistici più frequentati riesce ugualmente ad attrarre numerosi turisti, ai quali propone più siti da visitare alla scoperta delle peculiarità storiche ed enogastronomiche del territorio».
In quest’ottica si muove da sempre anche Villaggio Globale, altra importante società con sede a Mogliano Veneto, che organizza e promuove eventi artistici imperniati su grandi artisti nelle zone nelle quali essi vissero, facendo “sistema” con le amministrazioni locali e gli enti turistici per attirare i visitatori nei centri più piccoli o in città solitamente non frequentate dal “popolo delle mostre”.
Abbiamo ricordato la mostra dedicata a Giorgione dello scorso anno a Castelfranco, ma vanno ricordate anche quella tributata ad Andrea Mantegna allestita in tre sedi, Padova, Verona e
Mantova (2006-2007), la mostra dedicata ad Andrea Brustolon a palazzo Crepadona a Belluno
(2009), e ancora le rassegne dedicate a Jacopo Bassano e alla sua famiglia-bottega al museo civico di Bassano (2010-12).
Anche la città di Padova negli ultimi anni ha proposto affascinanti mostre-itinerario alla scoperta di un artista e dei suoi luoghi. Va ricordata la mostra “Giotto e il suo tempo” (2000-2001) dedicata al Trecento padovano e ai suoi protagonisti, allestita in più sedi cittadine nelle quali erano custodite opere del maestro fiorentino, prima tra tutte la cappella degli Scrovegni; e l’anno successivo l’altra grande mostra dedicata a Donatello, anch’essa suddivisa in più tappe alla scoperta dei tesori che lo scultore lasciò a Padova (l’altare nella basilica del Santo, il Gattamelata sul sagrato).
Quest’anno, Padova si prepara a celebrare nuovamente i fasti del Trecento, con un omaggio alla signoria carrarese e al Guariento.
«Sarà davvero un’altra mostra evento – anticipa Sergio Campagnolo che si sta occupando della promozione stampa – tutta la città diventerà una grande sede espositiva nella quale il visitatore avrà modo di scoprire le vestigia del secolo d’oro della storia di Padova».
Molte città si stanno muovendo in questa direzione, come ad esempio Rovigo con la mostra attualmente aperta a palazzo Roverella, “L’Ottocento elegante”, promossa dalla fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, dal comune di Rovigo e dall’Accademia dei Concordi con la partecipazione del comune di Fratta Polesine: con il biglietto di palazzo Roverella, infatti, si può visitare, a metà prezzo, villa Badoer di Palladio a Fratta Polesine.
Oppure come Ferrara, città davvero “pioniera” nel connettere l’evento con il territorio in sinergia
tra pubblico e privato. La mostra sul pittore francese Chardin, appena conclusa, ha registrato un grande successo di pubblico con quasi 79 mila visitatori, provenienti, oltre che dall’Emilia Romagna, da tutt’Italia, soprattutto da Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, e anche dall’estero: 4.670 di costoro ha usufruito della possibilità di vedere anche gli altri musei cittadini a prezzo ridotto grazie a un accordo tra palazzo dei Diamanti e tutte le altre sedi espositive (dai musei sono stati 570 i visitatori che hanno fatto il percorso inverso). Un buon risultato ha avuto inoltre l’iniziativa dell’amministrazione comunale rivolta ai ferraresi i quali, sotto le feste natalizie,
hanno potuto visitare gratuitamente la mostra. Un altro dato significativo viene dai clienti di
alberghi, hotel e b&b di Ferrara e provincia: 2.129 clienti hanno visitato la mostra usufruendo di un biglietto scontato. L’ideazione di mostre sempre più collegate all’indotto turistico sarà la strada del futuro? «Sicuramente sì – risponde Sergio Campagnolo – tutti gli enti coinvolti si sono resi conto del traino che una grande mostra ha sul territorio e si stanno attrezzando per fare sistema.
Ci sono città che hanno già sperimentato il successo di questo tipo di sinergia; il sistema Padova ha ancora potenzialità enormi da esplorare». Il pubblico delle mostre ha comunque dimostrato di essere vario, disponibile a muoversi sia con i mezzi pubblici che con i mezzi privati se attratto dall’offerta culturale, aperto alle novità e attento a recepire e cogliere le opportunità. Sta quindi all’intelligenza delle amministrazioni, anche delle realtà più piccole, cogliere l’occasione e prepararsi.
 
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