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STORIE DI UOMINI E DI CANI Stampa E-mail
gioved 08 aprile 2010
La premessa è doverosa: chi scrive è di parte. Perché ha avuto la fortuna di incontrare, di conoscere e di amare molti cani che le hanno camminato accanto per lunghi tratti della vita. Ognuno con il suo carattere. E da ognuno di loro ha avuto affetto incondizionato. Ma non tutti sono portati ad avere un cane ed è bene dire che spesso è meglio non lasciarsi coinvolgere dalla tenerezza di un cucciolo se non si hanno le idee ben chiare su cosa ciò comporti.

Perché avere un cane non è un impegno da prendere alla leggera. Ma, d’altro canto, i cani offrono tantissimo e chiedono poco in cambio ed è difficile, una volta incontrato “quello giusto”, non restarne affascinati.

pagina di Cristina Sartori, pubblicato su La Difesa del Popolo del 28 marzo 2010

 
La premessa è doverosa: chi scrive è di parte. Perché ha avuto la fortuna di incontrare, di conoscere e di amare molti cani che le hanno camminato accanto per lunghi tratti della vita. Ognuno con il suo carattere. E da ognuno di loro ha avuto affetto incondizionato. Ma non tutti sono portati ad avere un cane ed è bene dire che spesso è meglio non lasciarsi coinvolgere dalla tenerezza di un cucciolo se non si hanno le idee ben chiare su cosa ciò comporti.
Perché avere un cane non è un impegno da prendere alla leggera. Ma, d’altro canto, i cani offrono tantissimo e chiedono poco in cambio ed è difficile, una volta incontrato “quello giusto”, non restarne affascinati.
«Mi sono avvicinato al mondo dei cani perché mia moglie era appassionata e figlia di veterinari – racconta Gianfranco Fanton, presidente della Leudica, lega europea per la difesa del cane (www.leudica.it) e responsabile del canile di Monselice, in provincia di Padova (quartiere San Bortolo, via Erbecè 9/bis) – Un giorno mio cognato, anch’egli veterinario, ha portato a casa un cane dicendo che lo doveva sopprimere.
Decido di ospitarlo per un po’ e diventa il mio cane, Toby. Era il 1995; Toby è rimasto con me per sedici anni e ha trasformato il mio modo di vivere. Grazie a lui inizio a interessarmi e ad aiutare i cani in difficoltà della mia zona e ho scoperto quanto grave fosse il problema del randagismo e dei cani abbandonati. E anche se il mio mestiere era un altro, mi sono impegnato per razionalizzare il problema.
Con i primi del 2000, assieme a mia moglie e ad altri volontari abbiamo deciso di organizzare un canile. All’inizio abbiamo potuto contare su di una casa colonica  messa a disposizione gratuitamente da un agricoltore di buon cuore della zona, poi abbiamo capito che dovevamo trovare qualcosa di più strutturato e nel 2003 abbiamo affittato la struttura che oggi ci ospita, sottoscrivendo convenzioni con i comuni dell’Ulss 17 e prendendoci cura dei cani dei loro territori, sia come canile di accoglienza, nell’emergenza del ritrovamento del cane, sia come canile rifugio, quando non si riesca, per qualsivoglia motivo, a dare in affidamento il cane».
Non appena un cane viene segnalato alle autorità e portato in canile, infatti, vi trascorre circa una decina di giorni nei quali viene visitato, curato, vaccinato e sterilizzato; si procede con l’accertamento se il cane sia provvisto di microchip o di tatuaggio e nel caso si cerca il proprietario attraverso l’anagrafe canina. Nel caso il cane non abbia segni di identificazione o non si riesca a rintracciare il padrone, l’animale viene dichiarato “adottabile” e si cerca di trovargli una nuova casa.
Purtroppo non tutti i cani che raggiungono i canili sono fortunati; e spesso, vuoi per le precarie condizioni di salute del cane, vuoi per l’età avanzata, molti ospiti restano vita natural durante nei canili, accuditi e amati dai volontari.
«Tra gli obiettivi specifici della nostra associazione – sottolinea Fanton – c’è quello di creare un movimento di opinione pubblica in favore degli animali in genere, di quelli di affezione in particolare, illustrando ciò che essi danno all’uomo e mettendo in evidenza il dovere dell’uomo di rispettare i loro diritti. Intendiamo, poi, difendere gli animali da ogni crudeltà e abuso; combatterne l’abbandono, proteggendo così sia gli animali che i cittadini; operare in tutte le sedi di competenza per l’attuazione delle leggi in favore degli animali di affezione, favorendo la creazione di rifugi – non di lager – e la loro gestione efficiente.
E ancora: inserirci nei programmi complementari delle scuole per favorire la conoscenza degli animali; ampliare la pet therapy attraverso l’addestramento di animali a sostegno di anziani e disabili. Negli ultimi tre anni abbiamo sottoscritto convenzioni con 46 comuni del bacino dell’Ulss 17 cui ha aderito anche un comune della provincia di Verona. Nel 2009, a fronte di già  106 ospiti presenti in canile, sono stati 722 gli ingressi di cani nella struttura, dei quali 497 sono stati affidati
a famiglie e 123 restituiti ai proprietari; dal 2008 al 2009 la progressione degli ingressi è aumentata del 7,5 per cento e si è registrato un calo degli affidamenti, nonostante il continuo rafforzamento della capacità di adozione dell’associazione».
Cresce la sensibilità verso gli animali, da un lato, ma calano le adozioni e il fenomeno del randagismo è ancora una piaga tra le più gravi ed irrisolte. Come mai? «Una delle principali cause del randagismo è la mancata sterilizzazione delle femmine – prosegue il presidente di Leudica – la maggior parte della gravidanze sono indesiderate e i piccoli sono potenziali vittime di abbandono. Questo problema potrebbe essere risolto se si procedesse con la sterilizzazione delle femmine dal sesto mese di vita.
Ciò, oltre a ridurre il numero di potenziali ospiti dei rifugi, limita anche la fuga di cani maschi che attratti dalle femmine spesso scappano e tendono a perdersi. Nel nostro rifugio le femmine adulte vengono sterilizzate se in età superiore ai sei mesi. Per i cuccioli di età inferiore è previsto l’affido con obbligo di successiva sterilizzazione».
 
 
Credo che solo chi ha la fortuna di avere un cane che gli cammina accanto per un po’ riesca a comprendere appieno il significato della parola “compassione” intesa nel senso letterale di “patire insieme”, ovvero condividere la sorte. Molte persone che imparano a conoscere e ad amare i cani, ne restano “stregati” e difficilmente riusciranno a vivere senza di loro.
«Ho sentito la necessità di avvicinarmi ai cani e ai gatti sin da piccola – racconta Luciana Albertin,
volontaria – Dopo una esperienza al canile di Este, verso la fine degli anni Novanta sono arrivata al canile di Monselice. Vedere i cani che ti guardano dalle gabbie con occhi umani ti colpisce al cuore e capisci che non puoi fare a meno di aiutarli. Allora cominci a parlare con loro e cerchi di trasmettere tutto ciò che hai dentro. E gli animali sono amici di tutti, ti ringraziano per quanto fai per loro con uno sguardo, con uno scodinzolio felice. Oggi ho dodici cani che vivono con me, molti, se non tutti, salvati dal situazioni al limite, come Bagigio, un cucciolo cieco. Come l’ho visto, non ho resistito: sembrava un cartone animato! L’ho portato a casa; sta bene, si orienta con l’olfatto e sbatte dappertutto, ma sprizza gioia e felicità. E come lui anche Johnny, lasciato in un fosso per tre giorni con la spina dorsale gravemente lesionata; il veterinario consigliava di sopprimerlo dato che non poteva camminare: non me la sono sentita. L’ho portato a casa e dopo un anno di cure e di riabilitazione portandolo a camminare anche in spiaggia, Johnny cammina un po’ traballante, ma fa la sua vita ed è gelosissimo degli altri cani. Purtroppo ho anche visto delle cose terribili inflitte ai cani, ed è qualcosa che ti fa piangere di rabbia e di dolore».
Giulia Rando ha solo 22 anni e da quando ne aveva 14 lavora come volontaria nel canile di Monselice. «Mi sono innamorata di Eric (foto a sinistra), un pastore tedesco molto aggressivo che era stato portato in canile dopo la morte del padrone e che non si lasciava avvicinare da nessuno. È stato amore a prima vista. Dopo molto tempo e con pazienza sono riuscita a trovare un modo di comunicare con lui. È stato il mio cane. È morto nell’agosto del 2008 a nove anni, e conservo ancora tutte le sue cose. Mi ha dato tantissimo. E grazie a lui ho iniziato a dedicarmi al recupero di cani traumatizzati e aggressivi; attualmente ne sto seguendo sei. Da tutti i miei cani ho imparato che rendersi utili anche facendo quel poco che si può è terapeutico: ti fa dimenticare le tue preoccupazioni e i tuoi problemi, e quando esci dal canile e torni a casa, ti senti bene, ti senti migliore».
Giorgio Lazzaro ha 27 anni, è istruttore di Judo, e di solito non ha paura di nulla. «Ma temevo gli animali – racconta – e non mi piaceva avere paura. Così ho pensato che l’unico modo per non avere più paura degli animali, dei cani in particolare, fosse quello di andare a conoscerli. Ho iniziato a frequentare il canile di Rubano. All’inizio non avevo nemmeno il coraggio di avvicinarmi alle gabbie. Poi, pian piano, ho preso coraggio e avvicinavo la mano alle sbarre. Un giorno mi sono sentito leccare: era Ottavio (foto a sinistra). Inutile dire che in pochi giorni avevo deciso: Ottavio ora vive con me, lo porto dovunque e dormiamo insieme. Non ho più paura dei cani. E adesso sto sperimentando lo stesso metodo anche con i cavalli».
 
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