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gioved 12 giugno 2008

Ai Musei Civici degli Eremitani vengono esposti i disegni dell'Architetto veneziano di nascita ma padovano di adozione.

Una mostra ne ripercorre l'attività attraverso i progetti realizzati e le idee che non trovarono applicazione ma che testimoniano il genio e l'ecclettismo di Jappelli.

di Cristina Sartori, pubblicato sul settimanale diocesano LA DIFESA DEL POPOLO, 20 maggio 2008, pag. 30.

Per visionare la pagina in pdf, cliccare qui:

Quando nella città del Santo si nomina Giuseppe Jappelli due sono i luoghi che, prima di altri, vengono ricordati: il Caffè Pedrocchi e i Giardini Treves.
Queste non furono le uniche opere eseguite dall’architetto in città, ma sono sicuramente le più famose e rappresentative. E molti forse non sanno che oltre allo storico “Caffè senza porte” e al magico giardino romantico della famiglia Treves, a Padova l’architetto veneziano realizzò anche il Macello, ora sede dell’Istituto Selvatico; studiò un progetto per il Carcere; progettò il rifacimento del Teatro Nuovo; si cimentò nella sistemazione della zona di Prato della Valle anche se il progetto non ebbe realizzazione.
Per conoscere l’opera di questo geniale architetto ottocentesco, nato a Venezia nel 1783 dove morì l’8 maggio del 1852, il Comune di Padova organizza la mostra “Giuseppe Jappelli e la nuova Padova. Disegni del Museo d’Arte”, aperta dal 17 maggio al 4 novembre ai Musei Civici degli Eremitani.
Oltre cento tavole grafiche, parte dell’imponente corpus custodito al Museo Civico, selezionate dai curatori della rassegna Davide Banzato e Franca Pellegrini, cui si aggiungono documenti storici, strumenti di lavoro, modelli architettonici, ritratti ad olio, busti e stampe raffiguranti lo stesso Jappelli, Antonio Pedrocchi, e gli altri protagonisti del tempo.
L’esordio padovano di Giuseppe Jappelli avvenne nel 1813 con l’allestimento di uno spettacolo organizzato nel Palazzo della Ragione per la visita dell’Imperatore Francesco I. Il successo di questa messa in scena gli procurò il favore delle committenze private.
Mecenate di Jappelli fu il caffettiere Antonio Pedrocchi, che nel 1826 gli affidò l’incarico di progettare un caffè del tutto nuovo nella concezione, luogo di ritrovo intellettuale, artistico, sociale e commerciale nel quale potessero incontrarsi tanto la ricca borghesia padovana quanto studenti e commercianti. Ecco il salone da ballo dedicato a Gioacchino Rossini, le sale del piano terra, ognuna diversa nel colore e nell’uso, tra le quali la Sala Ottagona che ospitava le contrattazioni di Borsa e la Sala Verde, ancora oggi tanto cara ai padovani, nella quale chiunque poteva trattenersi per discutere di politica, chiacchierare amabilmente, leggere i giornali, o anche solo per riscaldarsi un po’ grazie alla presenza del camino sempre acceso, pur senza ordinare nulla.
Un caffè innovativo nella concezione del caffettiere Pedrocchi e nell’impianto architettonico ideato da Giuseppe Jappelli che lo concepì come un clavicembalo, con tre prospetti diversi uno dei quali, (quello prospiciente la omonima piazzetta) ne rappresentava la tastiera, situato in una posizione urbanistica del tutto inusuale: non al centro di una piazza come avveniva per le tradizionali botteghe del caffè, ma racchiuso tra l’Università e le Piazze cittadine, e posto a fianco dei palazzi dell’amministrazione comunale, perno di un nuovo asse viario che attraversava il centro cittadino secondo la direttrice Stazione dei treni- Prato della Valle - Bassanello.
Jappelli, figlio di un eclettismo tutto ottocentesco, si cimentò anche nella progettazione degli arredi e delle finiture interne, disegnandone il mobilio, - tavoli, bancone da bar e sedie, alcune delle quali esposte in mostra -, e ideando le famose sale a tema del piano Nobile: la Sala Egizia dedicata al Belzoni, la Sala Greca, la Saletta Romana con le vedute del Caffi, la Stanza del Rinascimento.
Il Giardino Treves fu invece commissionato allo Jappelli dai fratelli Isacco e Jacopo Treves, ed era adiacente al palazzo di famiglia situato in via Ospedale. L’architetto propose l’impianto tipico del parco romantico all’inglese, giocando con macchie di arbusti tra i quali le famose rose peonie e le rose antiche, movimenti terra, piccole montagnole, viali sinuosi, e progettando anche, magicamente inserito all’interno del parco, il famoso tempietto neoclassico a pianta circolare.
La mostra “Giuseppe Jappelli e la nuova Padova. Disegni del Museo d’Arte” è accompagnata da un esaustivo catalogo, edito dalla casa editrice Il Prato, contenente saggi, foto, riproduzioni delle opere e dei progetti, che aiuta a comprendere l’avventura umana e professionale dell’architetto, e l’importanza che l’opera di Jappelli ebbe nello sviluppo urbanistico della città.
 
Giuseppe Jappelli e la nuova Padova. Disegni del Museo d’Arte
Padova, Musei Civici agli Eremitani
17 maggio – 4 novembre 2008
Orari: Tutti i giorni dalle 9 alle 19. Chiuso i lunedì non festivi
Per informazioni: tel. 049.8205408; http//padovacultura.padovanet.it
Cristina Sartori
 
 
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