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domenica 06 novembre 2005

Camille Corot e Ippolito Caffi, eredi ottocenteschi dei vedutisti, a confronto attraverso due mostre a Ferrara e a Belluno per cogliere contatti e divergenze.

(Pubblicato su La Difesa del Popolo - 6 novembre 2005)


Forse si incontrarono nella “Città Eterna”. O forse nemmeno si conobbero. Tuttavia ci piace pensare che Ippolito Caffi bellunese di nascita ed europeo di respiro, e Camille Corot europeo di nascita ma italiano nel cuore, per coincidenza a Roma negli stessi anni, si siano incrociati, talvolta, magari al Caffè Greco in piazza di Spagna, o alle feste degli artisti alle quali il Caffi non mancava mai.

Questi due artisti in comune ebbero l’amore per la natura e la visione di un paesaggio mediato dallo stato d’animo: eroico ed intriso di passione politica il Caffi, più pacato e interiore Corot.

Ed in comune oggi questi pittori hanno due esposizioni: Caffi. Luci del Mediterraneo allestita a Belluno, a Palazzo Crepadona, sino al 22 gennaio 2006 e Corot. Natura, emozione, ricordo a Palazzo dei Diamanti, Ferrara, sino all’8 gennaio 2006, interessanti rassegne che consentono un confronto tra le poetiche pittoriche di due tra i più significativi eredi del vedutismo settecentesco, in un clima già prossimo all’Impressionismo.

La rassegna bellunese, prima antologica dedicata a questo artista, espone oltre un centinaio di vedute tra numerosi inediti e i disegni tratti dai suoi album e taccuini: schizzi di viaggio e resoconti delle operazioni belliche di cui Ippolito Caffi fu spettatore e protagonista, vere e proprie testimonianze d’epoca di grandissimo valore artistico e storico.

Palazzo dei Diamanti rende omaggio a Camille Corot con una mostra che offre ai visitatori l’opportunità di conoscere uno dei massimi protagonisti della pittura francesce, attraverso una settantina tra olii e disegni con gli scorci e i paesaggi italiani che Corot vide durante i suoi soggiorni nel “Belpaese”: il primo tra il 1825 ed il 1828 e poi di nuovo nel 1834 e nel 1843.

A Roma Caffi fu arrivò nel 1832, giunto dopo aver termianato gli studi a Padova, e vi resterà, seppure spostandosi frequentemente, sino al 1848.

Entrambi si cimentarono nei soggetti tradizionali più cari al Vedutismo: Roma, appunto, con gli antichi monumenti, i siti ricchi di storia, le macchie di natura incontaminata; Venezia con le sue magiche vedute e i suggestivi notturni.

Mentre le due vedute del Caffi “il Colosseo visto dall’alto” del 1855 e “La veduta del Colosseo” mostrano un monumento protagonista del quadro, imponente nel suo significato storico ed eroico, la tela di Corot, “Veduta del Colosseo dagli Orti Farnesiani a mezzogiorno” (1826), mostra invece un paesaggio nel quale il Colosseo si fonde emotivamente con la natura circostante.

Se per Ippolito Caffi le imprese eroiche lasciano quasi una traccia nei luoghi e negli edifici che dipinge caricandoli di una valenza storica forte e permanente, il Corot pare invece prediligere il paesaggio mediato attraverso uno stato d’animo, al di là della storia che vi passa attraverso.

Entrambi tuttavia sperimentano le vedute nel mutare della luce; ecco quadri come “Venezia – festeggiamenti notturni sul molo di San Marco” e “Venezia- molo” nei quali Caffi riprende, con attenzione quasi fotografica, il medesimo scorcio nel pieno sole e immerso in una notte nera e senza nubi. Così come Corot, ad esempio, sperimenta nel 1826 la visione del Colossei dagli Orti Farnesiani a mezzogiorno e di sera. Una attenzione alla variazione della luce che può in qualche modo anticipare gli esiti straordinari raggiunti da Monet nelle diverse vedute della Cattedrale di Rouen tra il 1892 ed il 1894.

Diversa invece l’attenzione dedicata alla figura umana, molto rappresentata nella mostra ferrarese, con la settima sezione che espone ritratti e quadri con figure umane tra le quali va segnalata la Baccante con tamburello o Riposo del 1860 - ripreso poi dal 1865 al 1870- che quasi fa pensare alla celebre Colazione sull’erba di Eduard Manet del 1863: due paesaggi con una figura femminile nuda ritratta di tre quarti che guarda l’osservatore. Anche nel quadro di Corot nello sfondo compaione alcune figure maschili vestite in contrapposizione con la nudità della protagonista in primo piano.

Per il Caffi la figura umana svolge, all’interno dei suoi quadri, una azione storica corale. I gruppi di persone ritratti nei paesaggi sono indaffarati a compiere la storia, una storia concitata e passionale che si evidenzia con forza proprio nelle scene di battaglia cui il Caffi asistette, con la partecipazione e la precisione del cronista.

In comune per entrambi una sorta di poetica del ricordo: la nostalgia di un secolo che sta modificando la storia politica d’Italia in alcune vedute del pittore bellunese; il “ricordo” in grado di dare forma alle emozioni lasciate dalla memoria di un luogo “quintessenza” del maturo Corot nei quadri esposti nell’ottava ed ultima sezione della rassegna di Palazzo dei Diamanti, con capolavori come La solitudine, ricordo di Le Vigen del 1866, il Piccolo cercatore di nidi, piccola ma bellissima tavola del 1845 circa, sino ad arrivare alle ultime e sempre più rarefatte “visioni della memoria” del Ricordo di Montefontaine del 1864 e I pioppi, ricordo di Arleux-du-Nord del 1872.

Cristina Sartori

Corot. Natura, emozione, ricordo, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, fino all’8 gennaio 2006.


Orari: aperto tutti i giorni feriali e festivi, lunedì incluso dalle 9 alle 20. Call center per informazioni e prenotazioni, tel. 0532.244949.


Caffi. Luci del Mediterraneo,Belluno, Palazzo Crepadona, fino al 22 gennaio 2006.


Orari: aperto da martedì a domenica dalle 10 alle 19. Lunedì chiuso.


Per informazioni e prenotazioni tel. 0437.944274.

 
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