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Adelina, mai più sulla strada Stampa E-mail
mercoledì 02 luglio 2008

Una donna coraggiosa racconta la sua odissea per uscire dalla schiavitù della prostituzione, in due libri per la Gianni Iuculano Editore “Libera dal racket della prostituzione” e “Dio e le stelle del cuore”.

di Cristina Sartori, pubblicato sulla Rivista MADRE del mese di luglio 2008, pagg. 62-63.

per visionare il pdf della pagina cliccare su:

In alcuni paesi essere donna significa non poter nemmeno attendere l’autobus in una strada trafficata del centro città perché chiunque ti guarda può sentirsi in diritto di decidere per te un altro futuro. Adelina aspettava l’autobus in una mattina di molti anni fa. Poco più che adolescente pensava alla giornata che l’attendeva, magari sognava un futuro. Venne caricata a forza su una macchina da qualcuno che l’aveva notata e aveva visto in lei lo sbocciare della femminilità e una opportunità per fare soldi. Il suo futuro fu da quel momento un inferno.
Adelina è stata per quattro lunghi, interminabili anni, una delle migliaia di donne “vittime della tratta”, spedite sui marciapiedi delle città a suon di botte, di violenze, di soprusi, di torture, sino ad annientare qualunque resistenza, qualunque istinto di sopravvivenza, qualunque dignità.
Spesso le vediamo queste ragazze anche giovanissime, in bilico su tacchi troppo alti, strizzate in abiti troppo succinti. Con lo sguardo vuoto attendono, sul marciapiede, chi le comprerà ancora una volta. Fanno parte di una squallida coreografia urbana alla quale ci si abitua. È impossibile immaginare il dramma che le ha condotte sulla strada. E, quando ascolti ciò che raccontano, è ancor più difficile credere.
Ti trasformano in schiave silenziose e obbedienti – racconta Adelina-. Vivi delle cose talmente bestiali, violente, incredibili che alla fine non hai nemmeno più la forza di opporti. Appena venduta, per la prima volta, i padroni ti violentano a turno, in gruppo, più e più volte, per “addestrarti” al marciapiedi. E mentre lo fanno ti spiegano che a prestazione diversa corrisponde anche una diversa tariffa. E se provi a rifiutare qualcosa sono botte: pugni, schiaffi, calci. Mi hanno rotto una sedia in testa una volta. Così svieni e per un po’ non senti nulla. Per farti rinvenire una secchiata d’acqua e si ricomincia daccapo, fino a che non vieni “addomesticata”. Allora vali di più e puoi essere rivenduta. E ad ogni passaggio di mano il prezzo aumenta.
Quattro anni così. Rivenduta continuamente. Abusata, “prestata”, utilizzata come “moneta di scambio”, e come lei moltissime altre donne, per le quali Adelina stessa più volte è stata sul punto di chiedere pietà, senza averne il coraggio, consapevole che la solidarietà umana in certi ambienti non può esistere e se c’è si paga cara.
Fino a quando su un marciapiedi italiano incontra alcuni agenti dei carabinieri che la avvicinano senza chiedere nulla in cambio, anzi offrendo a lei e alle altre compagne, un aiuto.
Un giorno mi hanno lasciato un fogliettino – racconta – un piccolo pezzetto di carta che conservo ancora e che stringo nei momenti di sconforto. Sulla carta il numero di una questura e il nome di un “angelo”. Quando ci avvicinavano questi angeli ci dicevano: «puoi avere una vita normale; puoi avere un lavoro pulito; puoi essere libera». Da quanto tempo è che non avevo altro che botte, violenza, paura? «Avere», che bella parola. Io da anni la univo solo alla paura: «avere paura». Un giorno, dopo l’ennesima violenza, presi il coraggio e composi il numero scritto su quel foglietto: 113. Mi rispose un uomo e gli dissi tutto d’un fiato. Parlavo e piangevo, piangevo e parlavo... mi liberavo e non solo l’anima.
Il viaggio di Adelina inizia proprio con quella telefonata: il coraggio a due mani e la richiesta ad un “cliente” di accompagnarla in questura. L’ultimo sguardo è per le compagne di sventura che lascia lì, a battere il marciapiede, donne da affittare perché altri uomini le hanno già comprate. Ma nel cuore sta già pensando che dovrà fare qualcosa per loro.
E infatti non tradisce la promessa fatta a se stessa e silenziosamente alle mille e mille donne che, loro malgrado, diventano vittime della “tratta”, oggetti da vendere e da comprare, da usare e abusare come giocattoli, come intrattenimento.
Una volta libera, Adelina fonda l’associazione Tricarico, dal nome del comune nel quale ha incontrato i suoi “angeli”, i carabinieri che l’hanno liberata dalla schiavitù e aiutata a rifarsi una vita.
Oggi mi definisco una missionaria – dice Adelina, convertita al Cristianesimo -  scelta da Gesù per portare avanti la mia missione e cioè convincere queste ragazze a denunciare gli sfruttatori e che si può ricominciare per colpire così la criminalità organizzata. Io le incontro tutti i giorni, lascio loro materiale sulla mia associazione, i numeri di emergenza e le esorto a non avere paura: le vie del Signore, a prescindere dalla religione, sono infinite. Quando tutto sembra perduto, proprio là spunta un “angelo”. Spero che Dio abbia scelto me per aiutare tutte le Adeline dell’universo.
La sua vita è raccolta in due libri per la Gianni Iuculano Editore “Libera dal racket della prostituzione” e “Dio e le stelle del cuore”. La sua gratitudine, eterna, a due persone straordinarie, il colonnello Giacomo Vilardo e il maggiore Mario Tusa dei carabinieri di una piccola caserma di Tricarico in Basilicata, i cui uomini sono riusciti, grazie alla testimonianza di Adelina a sgominare una banda di ottanta criminali e di arrestarne quaranta liberando così cinquecento donne e bambini da questa schiavitù del terzo millennio.
 
 
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