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IL CELESTE IMPERO: la dinastia Manciù a Treviso Stampa E-mail
martedì 10 gennaio 2012

MANCIU' L'ULTMO IMPERATORE, a Casa dei Carraresi: un'occasione davvero più unica che rara di ammirare tesori eccezionalmente giunti a Treviso dalla Città Proibita.

IL SETTECENTO VERONESE: TIEPOLO, ROTARI E CIGNAROLI in mostra  a Verona. con loro la pittura veneta conquistò il continente europeo.

Di Cristina Sartori, pubblicato su LA DIFESA DEL POPOLO dell'8 gennaio 2012

 

MANCIU’ L’ULTIMO IMPERATORE
Treviso, Casa dei Carraresi, fino al 13 maggio 2012


Davvero un’occasione più unica che rara di conoscere la storia della dinastia Manciù, l’ultima a salire sul trono del Celeste Impero, declinata attraverso i 300 straordinari reperti esposti in questa quarta mostra dedicata alla Cina e allestita a Casa dei Carraresi fino al prossimo 13 maggio 2012.
La maggior parte di questi oggetti infatti, tra armi, uniformi, dipinti, vasi, quadri, suppellettili e ornamenti, assieme a documenti e fotografie, non sono visibili nemmeno in Cina, ed è quindi occasione imperdibile ammirarli a Treviso: tra tutti, il Trono del Celeste Impero, per la prima volta in assoluto smontato dalla sua sede, fatto viaggiare dalla Cina a Treviso per essere qui ricostruito ed esposto.
Ma in questa mostra si racconta anche il declino del Celeste Impero vissuta attraverso la vicenda umana di Pu Yi, ultimo imperatore, deposto nel 1911 a nemmeno sei anni, cresciuto secondo le mode occidentali – si tagliò infatti la treccia (qui esposta), un atto considerato sacrilego, portava gli occhiali e utilizzava la bicicletta – poi imprigionato dai sovietici, divenuto “cittadino popolare” e morto nel 1967 a 61 anni. Una storia magistralmente descritta nel film capolavoro di Bernardo Bertolucci, L’ultimo imperatore (1987), vincitore di ben nove premi Oscar, cui è dedicata l’ultima sezione della mostra.
Un’epopea affascinante di un continente ricchissimo, appassionato di arte e cultura, che si dipana attraverso quattro secoli nei quali si sono succedute lotte interne, guerre con il Giappone, fino alla rivolta del Boxer del 1900 che sancisce la caduta definitiva dell’Impero cinese ridotto a super-colonia.
Ho avuto modo di incontrare più volte la vedova di Pu Yi e ho potuto quindi ottenere in prestito oggetti particolarissimi e preziosi che testimoniano la vita quotidiana dell’ultimo Imperatore – racconta il curatore Adriano Madaro, giornalista e scrittore, uno dei massimi esperti mondiali della Cina dove, negli ultimi trentacinque anni, ha compiuto 168 viaggi – così come ho potuto consultare la “valigia diplomatica” del marchese Giuseppe Salvago Raggi, ambasciatore in Cina proprio durante la rivolta dei Boxer e l’assedio di Pechino durato 55 giorni, e ritrovata in una soffitta della residenza di campagna di famiglia nel Monferrato. Documenti eccezionali tra diari segreti, rapporti, lettere, registri, appunti personali, foto e mappe. E poi, per la prima volta al mondo sono esposti oggetti e reperti appartenuti alla vita quotidiana di Pu Yi, che il regista Bertolucci ricostruì per il suo film non potendo utilizzare gli originali, giunti invece a Treviso. Una mostra – conclude il curatore – che chiude in modo affascinante e commovente un ciclo e attraversa la storia moderna della Cina dal 1911 al 1967, anno appunto della morte di Pu Yi.
Una curiosità: il pittore più famoso del Settecento in tutta la Cina era un italiano, il gesuita Giuseppe Castiglione, nato a Milano nel 1688, nominato pittore di corte dall’imperatore Qianlong e mai più tornato in Italia. Esposti in mostra quattro dipinti su seta, tra i quali un Vaso di Fiori e una scena di caccia con l’imperatore Quianlong (il vero nome era Hongli) nell’atto di uccidere una lepre. Egli fu sepolto accanto a Matteo Ricci, altro gesuita italiano famosissimo in Cina, e riposa nel cimitero di Zhalan a Pechino.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 0422.513150

IL SETTECENTO A VERONA. TIEPOLO, CIGNAROLI, ROTARI. La nobiltà della pittura
Verona, Palazzo della Gran Guardia, Piazza Bra – fino al 9 aprile 2012


Ancora il Settecento tra Venezia e l’Europa protagonista della mostra allestita al Palazzo della Gran Guardia che espone 150 capolavori tra dipinti, disegni, stampe e documenti, e indaga appunto il Settecento veronese declinato attraverso le opere di tre maestri: Cignaroli, Rotari e Tiepolo.
Giambettino Cignaroli (1706-1770) e Pietro Antonio Rotari (1707-1762), due importantissimi artisti veronesi coetanei, furono protagonisti, assieme a Canaletto, Bellotto, Ricci, Pellegrini, Rosalba Carriera, della riscoperta “moderna” della pittura classica e della diffusione della pittura veneta in Europa.
Il primo non si spostò praticamente mai da Verona ma riuscì comunque ad ottenere prestigiose commissioni dai grandi regnanti europei e le sue opere conobbero, dalla metà del Settecento, un ventennio di incontrastata fortuna. Esposta per la prima volta in mostra la tela dal titolo Angelica e Medoro (1761), ritenuta a lungo perduta, commissionata dalla allora imperatrice di Russia Elisabetta Petrovna e poi, dopo varie vicissitudine legate alla successione dinastica, entrata a far parte della collezione di Caterina II di Russia.
Pietro Antonio Rotari invece viaggiò per tutta Europa, soggiornando di corte in corte. Nel 1751 è in Germania, l’anno dopo è a Vienna, nel 1756 arriva a San Pietroburgo alla corte dell’imperatrice e poi anch’egli a servizio di Caterina II di Russia. Iniziò con le grandi pale d’altare per poi specializzarsi nelle teste di fantasia, alcune delle quali esposte in questa rassegna, e nei ritratti tra i quali citiamo L’Autoritratto (1755) nel quale egli si raffigura nell’atto del dipingere guardando un punto non lontano dall’osservatore e riportando fedelmente il suo strabismo, noto dalle cronache dei contemporanei.
In mostra uno spazio particolare è riservato anche ai Tiepolo, Giandomenico e Giambattista. Grazie infatti ad una innovativa tecnica, il tattoowall, sarà possibile riammirare, ricomposto in scala 1:2, il soffitto di palazzo Canossa a Verona, opera di Giambattista, andato distrutto alla fine della seconda Guerra, e la ricostruzione reale di una sua parte mediante ricomposizione dei frammenti originali.

Per informazioni e prenotazioni, tel. 02.6183444

 
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