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Puccini, genio e sregolatezza Stampa E-mail
mercoled 17 dicembre 2008

Il 22 dicembre ricorre il 150esimo dalla nascita del grande musicista toscano. Un'occasione per riscoprire un artista tra i più amati sai melomani di tutto il mondo.

di Cristina Sartori, pubblicato sul «Messaggero di sant'Antonio» di dicembre 2008, pag. 66

 
Nasceva a Lucca 150 anni fa, il 22 dicembre 1858, uno dei più famosi e amati compositori operistici italiani, Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini.
Un destino eccentrico segnato sin dalla nascita, quando all’anagrafe di Lucca, egli venne battezzato con tutti i nomi degli antenati, dal trisnonno al padre Michele.
Egli fu amante della goliardia, della caccia, delle automobili e delle donne, un vero bohémienne come si addiceva alla vita un po’ guascona un po’ spericolata di fine secolo.
Nel 1886, non ancora trentenne, Puccini intrecciò una relazione con Elvira Bonturi, sposata con un facoltoso commerciante di Lucca e madre di due figli. Con lei scappò a Monza e da lei ebbe l’unico figlio, Antonio. La sposò solo nel 1904 quando rimase vedova.
Elvira era una donna di grande temperamento, famosa per le furiose scenate di gelosia, ma nonostante le numerose infedeltà del compositore, fu per Puccini il punto di riferimento per tutta la vita. A Elvira si ispirarono tutte le immortali eroine delle opere: da Mimì a Liu, a Tosca, alla sanguinaria e gelida Turandot.
Amato e criticato, spesso messo in competizione con Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini fu personalità unica, dotata di ingegno compositivo del tutto particolare, capace di ispirarsi alla cultura musicale europea, guardando a Wagner, a Massenet a Bizet e innovando in maniera del tutto personale la tradizione operistica italiana soprattutto nelle ambientazioni: la Cina di Turandot, il Giappone della Madama Butterfly, il Far West della coraggiosa Fanciulla del West, la Parigi di Manon Lescaut e di Boheme la più delicata tra le sue opere, la Roma papalina di Tosca.
Puccini amava la velocità. Acquistò numerose auto guidandole spesso con troppa disinvoltura. Nel 1903 ebbe un rovinoso incidente con a bordo la moglie, il figlio e il meccanico che ne uscirono incolumi mentre il compositore si fratturò una gamba e fu costretto ad una lunga e dolorosa riabilitazione. Una curiosità biografica lo fa “inventore” del primo fuoristrada: infatti per meglio raggiungere i luoghi per le amate battute di caccia, Puccini si fece costruire da Vincenzo Lancia una vettura prototipo con il telaio rinforzato e le ruote artigliate.
Se a torto oggi la critica operistica tende a dividere gli appassionati melomani tra “pucciniani” e “verdiani” sottolineando il primato di Verdi, va detto a onore di Puccini che la sua grandezza fu nella consapevolezza dell’importanza del libretto nell’animare la musica che viveva e palpitava proprio attraverso le azioni dei personaggi. Nonostante i grandi successi la sua musica restò profondamente legata al teatro. In una lettera del suo epistolario datata1920, infatti scrisse: «Nacqui tanti anni fa, tanti, troppo, quasi un secolo … e il Dio santo mi toccò con il dito mignolo e mi disse: “Scrivi per il teatro: bada bene – solo per il teatro” e ho seguito il supremo consiglio»
Tra gli eventi organizzati per la celebrazione del 150 esimo anniversario, anche una mostra dal titolo Giacomo Puccini 1858 – 2008 Puccini e Lucca. “Quando sentirò la dolce nostalgia della mia terra nativa” allestita a Palazzo Gunigi a Lucca e aperta fino al 22 dicembre prossimo, nella quale i visitatori potranno ripercorrere la vita del compositore attraverso gli oggetti, i cimeli, i documenti, le lettere, le partiture e le pubblicazioni più rare e i bozzetti esposti, alcuni dei quali preziosi inediti.
 
 
 
 
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