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venerd 17 gennaio 2014

LA BELLA DI TIZIANO

a Venezia, Palazzo Grimani fino al 26 gennaio 2013

Davvero una occasione unica per ammirare "La Bella", opera misteriosa e affascinante del maestro cadorino...

di Cristina Sartori, pubblicato su La Difesa del Popolo, del 12 gennaio 2014

LA BELLA DI TIZIANO

Venezia, Palazzo Grimani fino al 26 gennaio 2013

Quando la vide, un ritratto appena abbozzato nello studio del celebre pittore cadorino dal quale si era recato per commissionargli il ritratto suo e della moglie Eleonora Gonzaga, Francesco Maria I della Rovere ne rimase subito incantato. La giovane dama lo fissava seria, dritto negli occhi. In viso un incarnato roseo incorniciato dalla fulva chioma sapientemente intrecciata sopra la testa e appena sbiondita, secondo la moda del Rinascimento veneziano, nella treccia che si appoggiava alla spalla destra fermata da un nastro di seta dello stesso colore dei capelli; orecchini pregiati in oro rosso, corniole e perle, incorniciavano l’ovale perfetto; il collo ed il decolleté di pelle bianchissima, messi in risalto dalla profonda scollatura del sontuoso abito e adornati da una lunga catena di oro rosso.

L’abito della dama era un capolavoro; il bustino in damasco azzurro riccamente decorato con motivi floreali nel colore dell’oro vecchio, impreziosito da ricche maniche a sbuffo in morbido velluto di seta marrone “trinciate” secondo l’uso del tempo, dai cui tagli usciva il candore della camicia in mussola leggera, indossata sotto l’abito. La manica destra guarnita da un polsino di visone scuro. Una dama elegante. Nobildonna o cortigiana? – si chiese Francesco Maria Sforza – e continuando a fissare la giovane donna nei suoi profondi occhi grigi decise che quel quadro con quella bella dama in abito azurro sarebbe stato suo.

Così il 2 maggio 1536, Francesco Maria scrive del dipinto in una lettera al suo ambasciatore a Venezia, il nobile pesarese Gian Giacomo Leonardi al quale comunica: «Direte al Titiano …. che attenda a quel’altre cose, et che quel’ retrato di quella Donna che ha la veste azurra, desideriamo la finisca». E quando, nell’aprile del 1538, i ritratti dei duchi giunsero a Pesaro è probabile che con essi fosse anche La Bella.

Fu così che questo magnetico e bellissimo quadro entrò a far parte della collezione della Rovere passando da Francesco Maria I a Francesco Maria II e alla morte di costui, nel 1631, passò a Firenze assieme a tutta l’eredità della figlia Vittoria. Dal 1694 la Bella passò al cardinale Francesco Maria e dopo la sua morte avvenuta nel 1711 al granduca Cosimo III, rimanendo poi a Palazzo Pitti di Firenze – ad eccezione di una breve permanenza a Parigi nel 1804 dove fu sottoposta ad un pesante intervento di restauro che fortunatamente non ha compromesso il dipinto.

Eccezionalmente prestata a Palazzo Grimani di Santa Maria Formosa, La Bella di Tiziano, anche nota appunto come “Quella Donna che ha la veste azurra” resterà a Venezia sino al 26 gennaio prossimo per farsi ammirare e per ammaliare chi la guarda  – così come incantò nel 1536 Francesco Maria I della Rovere – esposta nella suggestiva Sala detta della Tribuna, anche nota come Antiquarium o studio d’anticaglia, la wunderkammer che custodiva le collezioni archeologiche di famiglia, forse l’ambiente più suggestivo del percorso museale di questo palazzo che a buon diritto la ospita dato che i rimaneggiamenti che lo trasformarono da casa di stazio a elegante dimora rinascimentale risalgono agli stessi anni nei quali Tiziano dipingeva questa enigmatica Dama. I marmi della sala illuminata dall’alto dalla luce zenitale, danno il massimo risalto alle qualità pittoriche e coloristiche che il recente restauro ha restituito a questo dipinto.

Ma chi era la Bella? Per molto tempo gli studiosi hanno pensato ad Eleonora Gonzaga, ma dato l’interesse del marito Francesco Maria Sforza per questo dipinto, se fosse stato un ritratto della consorte egli non avrebbe perso l’occasione di farlo notare. Più che una modella si pensa che questo quadro rappresenti l’incarnazione - ed è proprio il caso di dirlo, data la pastosità e la morbidezza del colorismo tizianesco che dava spessore, tridimensionalità e morbidezza alle sue iconiche bellezze – dell’ideale femminile del maestro cadorino che spesso si dedicò alla ricerca della perfezione femminina in tante sue opere.

Magnetica e misteriosa dunque la Bella di Tiziano, riportata all’originario splendore di colore e purezza di linee dopo un accurato restauro eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, eseguito da un team diretto da Marco Ciatti con Patrizia Riitano, che ha rimosso la disastrosa foderatura che ne aveva imprigionato il fascino ed il colore, aspetterà ancora qualche giorno chi vorrà andare ad ammirarla nell’intatto fulgore di una bellezza che dopo oltre cinquecento anni non è ancora sfiorita.

Poi se ne tornerà a Firenze, portando con sé il suo fascino misterioso ed i suoi segreti.

Cristina Sartori

Per informazioni: call center 041.5200345; www.palazzogrimani.org

Costo del biglietto: intero 7 euro.

 

 
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