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marted 29 gennaio 2013

GIUSEPPE DE NITTIS

Aperta a Palazzo Zabarella una splendida mostra dedicata al Pittore barlettano considerato "il più parigino dei parigini"

di Cristina Sartori, pubblicato su La Difesa del Popolo del 27 gennaio 2013

 


Giuseppe De Nittis amava le donne, la luce, la modernità. Amava l’allure delle dame della borghesia parigina; ne studiava la moda; ne coglieva gli atteggiamenti del quotidiano e le abitudini d’élite; le osservava negli eventi mondani e nei salotti più esclusivi. Poi le riportava su tela, ritratte nella loro emancipazione, nella consapevolezza tutta nuova della propria femminilità e del ruolo che l’imminente Novecento stava riservando loro. E tra tutte le donne amava la moglie Léontine che ritrae spesso: mentre pattina sulla neve Léontine che pattina (1875), in giardino Léontine in giardino (1876), e con il figlio nella splendida tela dal titolo Colazione in giardino (1883-84), uno degli ultimi suoi quadri.
De Nittis amava la luce. Quella calda e mediterranea della nativa Barletta abbacinante nei soleggiati pomeriggi estivi, così come quella fredda che riverbera sulla neve nei freddi inverni londinesi o parigini.
E amava la modernità. Viveva profondamente immerso nel suo tempo, affascinato dalla tecnologia e dal rapido mutare degli scenari nelle grandi città: Parigi, metropoli mitteleuropea che si stava preparando ad entrare nel Novecento con ardite costruzioni come il Trocadéro raffigurato in costruzione nella celebre tela del 1876. E Londra, nebbiosa e umida affacciata sul Tamigi, grigia negli imponenti edifici vittoriani, ma pulsante di vita nelle piazze cittadine che brulicavano di persone: bellissimi i quadri Trafalgar Square (1876), La Banca d’Inghilterra a Londra (1878), La National Gallery e la chiesa di Saint Martin a Londra (1877); suggestive le vedute del Tamigi ne Westminster (1878) e Westminster Bridge (studio) dello stesso anno, che rievocano le atmosfere dissolte nella luce di Turner e dell’ultimo Monet.
La mostra allestita a Palazzo Zabarella e curata da Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca, inaugurata lo scorso 19 gennaio, racconta tutto ciò attraverso 120 spettacolari opere di questo pittore, nato a Barletta nel 1846 che già nell’infanzia sapeva che avrebbe dedicato tutta la sua vita – brevissima poiché muore nel 1884, a soli 38 anni, per emorragia cerebrale – ai pennelli e ai pastelli, tecnica settecentesca che proprio lui riscopre e utilizza con grande maestria.
Splendidi capolavori che raccontano la sua vita, frenetica nello spostarsi dall’Italia a Parigi, sua città d’elezione, e poi a Londra per brevi soggiorni. Sempre rincorrendo con foga la modernità, i cambiamenti sociali, architettonici, atmosferici, quasi presago di dover lavorare in fretta perché aveva poco tempo.
Come scatti fotografici sono immortalati nelle tele i movimenti veloci delle sue dame, i gesti colti in un balenare, gli sguardi distratti o abilmente negati, le piccole incombenze quotidiane e i grandi momenti mondani. Non dimentichiamo che egli espone per la prima volta nel 1874 nello studio del fotografo Nadar, in quella celebre rassegna che sancirà la nascita degli Impressionisti. Dopo essere stato “macchiaiolo”, De Nittis infatti sarà anche “impressionista” anche se, ben presto, se ne distaccherà perché nelle sue opere sentirà sempre l’esigenza di trasfondere l’umanità, cogliendo l’essenza delle sue figure e prestando sempre attenzione alla dimensione sociale dei soggetti ritratti, sia borghesi che colti dal popolo.
Un amore per l’arte che era un tutt’uno con il suo amore per la vita e per la natura. Scriveva infatti nel suo Taccuino: “A volte, felice, restavo sotto gli improvvisi acquazzoni. Perché, credetemi, l’atmosfera io la conosco bene; e l’ho dipinta tante volte. Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell’aria e del cielo nella loro intima natura… Amo la vita, amo la natura, amo tutto ciò che ho dipinto”.

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