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MUNCH E LO SPIRITO DEL NORD. Scandinavia nel secondo Ottocento Stampa E-mail
luned 18 ottobre 2010
 
Parlando di pittura dell’Ottocento non si poteva non ricordare la mostra di Villa Manin a Passariano (inaugurata il 25 settembre 2010  e aperta sino al  6 marzo 2011) che indaga la pittura delle le scuole del Nord Europa.

 

di Cristina Sartori, pubblicato su LA DIFESA DEL POPOLO, settimanale diocesano di Padova, domenica 17 ottobre 2010

I fili si riannodano là dove si erano interrotti dopo la mostra America. Storie di pittura del nuovo mondo, allestita al Museo di Santa Giulia di Brescia tra il 2007 ed il 2008. Il respiro di quei grandi spazi, illimitati, profondi, sconosciuti, è il medesimo che Marco Goldin ha voluto far rivivere nell’allestimento di questa seconda mostra inaugurata appunto lo scorso 24 settembre a Villa Manin di Passariano dal titolo Munch e lo spirito del nord. Scandinavia nel secondo ottocento.
Lo stesso spirito dunque anima gli splendidi paesaggi che compongono le quattro sezioni della mostra dedicate ai paesi del Nord Europa, Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia e che preparano alle due sale conclusive del percorso nelle quali sono esposte ben trentacinque opere di Edvard Munch.
Anche per questa mostra, come per la precedente allestita a Villa Manin (dedicata a Courbet e Monet) – spiega il curatore Marco Goldin – si è deciso di organizzare il percorso espositivo per sezioni, suddivise nei quattro paesi della Scandinavia, analizzando le influenze che i pittori di questi paesi hanno ricevuto nella seconda metà dell’Ottocento dai contatti con l’Impressionismo francesce e con la Scuola tedesca, in particolare con le accademie di Dresda, di Dusseldorf, di Berlino, di Monaco di Baviera. Questi infatti gli influssi che formano la prima generazione di artisti del Nord della metà dell’Ottocento, nei quali è evidente un realismo che esce dal gusto romantico. Va precisato – prosegue Goldin – che la Norvegia tra tutti i paesi del Nord è quella che ha meno contatti con la Francia; la visione della natura è troneggiante, imperiosa, non è la natura del “plein air” impressionista.
Il collegamento tra la visione dei pittori americani del grande Ovest, dalle immense, sconfinate e sconosciute praterie con lo spirito del Nord che anima boschi ostili, è la Veduta di Haminalahti di Ferdinand von Wright, (1853) definito da Goldin, “un quadro americano”, che esprime il concetto del sublime naturale in una visione primordiale della Natura.
Le centoventidue opere in totale, rappresentative delle quattro scuole nazionali degli stati del Nord Europa alle quali si aggiunge appunto la grande sezione dedicata a Munch, portano il visitatore alla scoperta di autori pressocchè sconosciuti, ma di grande impatto visivo. Quadri di grandi dimensioni che offrono spettacolari paesaggi, così vicini al nostro gusto ma nel contempo distanti dal nostro spirito mediterraneo, nei quali i colori sono più freddi, il sole appare di meno e anche quando c’è “non scalda”, i cieli sono plumbei, la neve è spesso protagonista, resa dalle pennellate di biacca “fredda”, accesa dai toni dell’azzurro terso dei cieli del Nord. Oltre ai paesaggi - tra i quali merita una sosta un po’ più lunga il quadro di Akseli Gallen-Kallela nella sezione dedicata alla Finlandia, Imatra in inverno, 1893, di grandissime dimensioni (quasi due metri di base per uno e mezzo di altezza), che rappresenta un fiume in parte ghiacciato e in parte animato dalla corrente impetuosa dell’immimente disgelo, in cui davvero si ha l’impressione di cadere dentro -, i ritratti della gente del Nord, ritratti assorti e meditativi, come Solitudine. Interno con lampada e uomo seduto immerso nei suoi pensieri, di Lauritus Andersen Ring (1889), oppure Inverno le quattro stanze di Vilhelm Hammershøi, una desolata veduta di stanze vuote, animate solo dalla nebbia grigia che questa volta è dentro le case, non solo fuori.
Proseguendo il percorso, di sala in sala, si giunge alla fine dell’Ottocento in un crescendo che prepara per toni e colori, per soggetti e per stati d’animo, alle ultime sale dedicate a Munch.
Un quadro davvero particolare di Eugène Jansson, Hornsgatan di notte, del 1902, con pennellate pastose di un blu che davvero è stato rubato alla notte nordica, raffigura un paesaggio quasi spettrale, acceso di improvvisi ed inquietanti bagliori dell’animo, rappresentati da lampioni fantasma.
Via via il percorso espositivo prepara e guida il visitatore alla visione e alla comprensione dell’opera di Munch, ritenuto per antonomasia, il pittore dell’angoscia. La tesi che viene ampiamente dimostrata dalla rassegna è che Munch non scaturisce dal nulla all’improvviso, ma che estremizza, o meglio, interiorizza un senso di impotenza di fronte alla natura e alle sue leggi fondamentali, della vita, della malattia, della morte, che derivano direttamente da una visione condivisa dagli artisti della Scuola del Nord, per i quali il Nord appunto non è solo un luogo fisico ma anche un “luogo dell’anima”. Ecco le lune “liquide” che si sciolgono nei cieli di Munch e diventano una unica lunga pennellata che come una “lacrima” scende dal cielo al mare, nei capolavori quali Sogno di una notte di estate. La voce (1893) e lo splendido Chiaro di luna del 1895. Le dieci opere su carta del pittore norvegese che completano il percorso rendono davvero questa mostra una imperdibile occasione per conoscerne i tratti forse meno noti ma non meno interessanti.
C.S.
Per informazioni e prenotazioni: call center +39 0422 429999.
 
 
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