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Sant'Antonio approda in Russia Stampa E-mail
mercoled 17 dicembre 2008
Si può dire che sia un piccolo miracolo del Santo. Per la prima volta in assoluto, la reliquia di sant’Antonio, volata in tanti paesi per incontrare milioni di devoti di tutto il mondo, ha raggiunto le sterminate steppe di Russia.

Accompagnato da padre Enzo Poiana, rettore della Basilica e da altri frati, dal 12 al 22 settembre scorso, il busto dorato contenente la reliquia è passato «oltrecortina» e ha percorso quasi cinquemila chilometri nelle terre dell’ex-Unione Sovietica.

di Cristina Sartori, pubblicato sul «Messaggero di sant'Antonio» di novembre 2008, pagg. 44-46

 
 
MSA. Padre Poiana, come mai, solo oggi è stato possibile portare sant’Antonio in Russia?
Padre Enzo Poiana. Teniamo presente che sono trascorsi solo diciotto anni da che la Russia ha aperto i suoi confini assumendo un atteggiamento conciliante nei confronti della presenza religiosa «straniera», non ortodossa. Si è presentata l’occasione di recarci in Russia per inaugurare, a San Pietroburgo, una nuova chiesa dedicata a sant’Antonio voluta dai francescani.
 
Come è articolata la presenza dei francescani conventuali in Russia?
Dalla caduta del muro abbiamo attive sei comunità: a Mosca la comunità centrale con il superiore provinciale, il custode dei frati di Russia; una comunità a San Pietroburgo; poi Astrakan nel sud del Paese a duemila chilometri da Mosca; la comunità di Elista presente dal 1995; poi Kaluga e Chernyakhovsk che non abbiamo visitato.
Per quanto riguarda San Pietroburgo, la presenza dei nostri frati è relativamente recente. Tra il 1995 ed il 2000 c’è stato il tentativo di realizzare qui una presenza stabile della comunità ed è stato costruito un edificio per accogliere, oltre alla comunità religiosa, anche il seminario. La decisione di acquistare il terreno per edificare una nuova piccola chiesa ci è venuta quando abbiamo scoperto che c’era un antico luogo di venerazione a sant’Antonio poi distrutto durante il regime sovietico, ma del quale i devoti continuavano a custodirne la memoria. La nuova chiesetta, adatta alla piccola comunità cattolica della città, è appunto stata inaugurata e benedetta lo scorso 13 settembre con l’accoglienza delle reliquie alla presenza del nunzio apostolico in Russia l’arcivescovo Antonio Mennini, del vicario generale dell’Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca e di molti sacerdoti.
 
È stato difficile portare una reliquia cattolica in questi territori?
Tecnicamente trasportare la reliquia è stato facile: anzi, ogni volta ci veniva da sorridere perché la valigia in metallo che conteneva il prezioso reliquiario passava ogni controllo… Noi invece venivano perquisiti! Nessuno ha trovato alcunché da ridire su sant’Antonio!!
 
Come è stata accolta dai fedeli?
L’accoglienza da parte dei devoti è stata commovente! Giunti a Kaluga abbiamo trovato ad attenderci una cinquantina di cattolici e la mattina dopo sono arrivati altri fedeli che avevano percorso ben settecento chilometri di notte in pullman per venire a venerare il Santo. I cattolici non sono tanti numericamente, ma la loro devozione è grande. Quando poi siamo giunti a Mosca la reliquia è stata portata nella cattedrale dove è stata accolta dal vicario generale. Il sabato abbiamo celebrato la messa solenne in lingua latina, con un flusso ininterrotto di fedeli che venivano a venerare il Santo e mi ha stupito come i tutti presenti rispondessero in latino. È stata una celebrazione davvero suggestiva, accompagnata dal coro gregoriano della cattedrale ha cantato il proprio dei santi pastori secondo il Graduale Romanum.
La domenica abbiamo celebrato in russo ed è arrivata così tanta gente che il parroco ha dovuto aprire le porte della chiesa. Dopo la messa abbiamo portato la reliquia in processione e poi ho impartito la benedizione alle moltissime persone presenti. E una volta caricata la santa reliquia in macchina non ci è stato possibile partire per altre tre ore perché la gente continuava a venire a salutare il Santo.
 
 
Com’è il rapporto con gli ortodossi?
Difficile. C’è dialogo alle «alte sfere», ma alla resa di fatti per gli ortodossi i cattolici sono eretici. E va tenuto anche presente che gli ortodossi che entrano in una chiesa cattolica rischiano la scomunica.
 
Come vivono i cattolici in Russia?
Noi siamo andati in Russia principalmente per portare un conforto alle comunità di cattolici che stanno soffrendo. Godono dei diritti civili comuni, ma sono considerati presenza straniera, anche se russi. Il nostro ordine francescano conventuale è l’unico, assieme a quello dei gesuiti, che ha ottenuto riconoscimento giuridico dallo Stato, ma ciò perché eravamo realtà presente da secoli in terra di Russia, anche se i nostri confratelli sono stati perseguitati dopo la rivoluzione. Il regime, dapprima ha tentato di demolire alla radice la presenza religiosa «straniera»; poi, una volta compreso che non sarebbe stato possibile farlo, ha cercato di controllare la gerarchia ortodossa e ha dichiarato «fuori legge» tutto ciò che non era ortodosso. Per questo è stato ancor più significativo per noi, e per i cattolici che abbiamo incontrato, aver portato questa santa reliquia in Russia.
 
Un viaggio importante da punto di vista della fede, ma anche dal punto di vista umano. Ha qualche aneddoto da ricordare?
È stato un viaggio davvero interessante e gli aneddoti non sono mancati. Ma ne ricordo due in particolare: l’incontro a Mosca con una vecchietta di novant’anni che da sola si era cercata un interprete per potermi parlare e mi ha raccontato che fino a dieci anni prima era in Siberia, deportata con tutta la sua famiglia, e che durante la prigionia aveva pregato tanto sant’Antonio chiedendogli di farla tornare in Russia. Con le lacrime agli occhi, mi diceva che sant’Antonio aveva esaudito il suo desiderio di tornare a Mosca e di vedere la chiesa cattolica libera di professare la propria fede. Mi ha detto inoltre di aver ricevuto più di quanto richiesto, perché una volta tornata a Mosca, aveva avuto la fortuna di trovare casa vicino alla chiesa e data la sua età poteva così ogni giorno recarsi a messa. E l’esperienza, davvero suggestiva, di aver percorso di notte 750 chilometri da Astrakan a Rostov attraversando steppe sconfinate sotto la luce della luna che illuminava la strada sterrata i campi e i pascoli.
 
Padre Poiana, umanamente, cosa ha portato con sé da questa esperienza?
Il desiderio di vivere con più fedeltà la mia vocazione e il mio ministero perché ho trovato cristiani con una fede semplice ma robusta, una fede provata. E poi ho portato con me la speranza nel constatare che, a proposito di fede, se da noi pare morire qualcosa da una altra parte qualcosa rinasce. La dinamica stessa della vita porta tutto a morire e poi a risorgere e questo dal punto di vista cristiano mi infonde una grande speranza per i paesi dell’Est.
 
Box
Su una popolazione di 150 milioni di abitanti, i cattolici russi sono meno dello 0,5 percento e nonostante la caduta del regime vivono ancora tempi difficili.
Il viaggio della Reliquia di sant’Antonio in Russia è durato dieci giorni, dal 12 al 22 settembre 2008.
Con il rettore della Basilica padovana sono partiti anche padre Alessandro Ratti e padre Andrea Massarin.
Prima tappa San Pietroburgo dove, il 13 settembre, è stata benedetta la piccola chiesa dedicata a sant’Antonio. Domenica 14 settembre nella stessa chiesa tre novizi russi hanno pronunciato i voti di castità, povertà e obbedienza dinanzi al Custode di Russia, padre Nikolaj Dubinin. Uno dei tre novizi aveva trascorso il suo noviziato proprio nella Basilica del Santo di Padova.
Dopo San Pietroburgo, la Reliquia ha visitato Astrakhan, Rostov dove è stata ospitata da una comunità di Salesiani, Kaluga e Mosca.
 
 
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