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ESPRESSIONISMO E SIMBOLISMO in mostra Stampa E-mail
marted 11 ottobre 2011

L'ESPRESSIONISMO a Villa Manin di Passariano raccontato attraverso la nascita del movimento Die Brucke che ne diede i natali, e il Simbolismo in Italia a Palazzo Zabarella. Due importanti appuntamenti da non perdere.

Di Cristina Sartori, pubblicato su LA DIFESA DEL POPOLO, 9 ottobre 2011, parte seconda.

ESPRESSIONISMO

Villa Manin, Passariano di Codroipo (UD)

24 settembre 2011 – 4 marzo 2012

Rosso lancinante, verde acceso, giallo brillante, blu intenso. In una rutilante galleria di colori primordiali Marco Goldin e Magdalena Moeller raccontano, a Villa Manin di Passariano, la rivoluzione dell’Espressionismo.  

Nel 1905 nasce a Dresda il movimento pittorico «Die Brücke», «il Ponte», fondato da quattro allievi della scuola tecnica superiore della città, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff e Fritz Bleyl. Nel 1906 viene invitato ad aderire al neocostituito gruppo anche Emil Nolde; poi vi aderisce Max Pechstein, lo svizzero Cuno Amiet, il finlandese Axel Gallen-Kattela e, nel 1910, Otto Müller.

«Die Brücke» si poneva l’obiettivo di riprodurre nell’opera la realtà percepita “in modo diretto e senza falsificazioni”. La differenza tra gli espressionisti e gli impressionisti – spiega il curatore Marco Goldin – è che i primi, diversamente dai secondi, ritengono di poter ignorare la realtà; che non sia quasi necessario entrare in contatto visivo con essa, perché tutto nasce dalla potenza della visione interiore, la quale, sola, muove verso la rappresentazione pittorica. Una visione che non cerca la verità, la fedeltà quanto piuttosto lo scardinamento delle regole.

La mostra, declinata in un centinaio di opere tra dipinti e opere su carta, davvero sorprende. Sono passati solo pochi anni dalle quiete e luminose Ninfee di Monet ma il clima è decisamente cambiato. Restano i paesaggi con figure umane; resta il ritratto; ma la sensazione di rottura è evidente nella scelta dei soggetti, filtrati attraverso la lente deformante di una violenta polemica sociale, e resi con una tecnica pittorica del tutto nuova.

Il movimento «Die Brücke» vivrà solo pochi anni, già nel 1913 viene sciolto. La mostra di villa Manin propone una esauriente panoramica disposta in ordine cronologico delle principali opere dei suoi fondatori e protagonisti. Tra i moltissimi capolavori citiamo, in particolare, un olio su tela di Emil Nolde - artista resterà affiliato al gruppo un solo anno - dal titolo Derisione (1909), tela che rappresenta la flagellazione del Cristo. Dei tratti del Figlio dell’Uomo si colgono in particolare gli occhi tristi, fissi su chi guarda, resi con un blu acceso sul un volto scavato da un pungente colore verde, mentre tutt’intorno sono i rossi e i gialli violenti a restituire i lineamenti grotteschi degli aguzzini.

Villa Manin di Codroipo (UD), dal 24 settembre 2011 al 4 marzo 2012. Info e prenotazioni: Call Center, 0422.429999.

 

IL SIMBOLISMO IN ITALIA

Padova, Palazzo Zabarella, 1 ottobre – 12 febbraio 2011

È una mostra che tocca l’anima quella dedicata al movimento simbolista in Italia, organizzata dalla Fondazione Bano con Fondazione Antonveneta, curata da Fernando Mazzocca, Carlo Sisi e Maria Vittoria Marini Clarelli, appena inaugurata a Palazzo Zabarella. Una mostra coraggiosa sia dal punto di vista economico, in controtendenza con la crisi che stiamo vivendo visto lo sforzo economico sostenuto, sia da un punto di vista emotivo dato che, proprio in questo momento nel quale ognuno di noi in qualche modo è costretto a rivedere il proprio vivere, visitare questa mostra tocca appunto le corde più profonde dell’animo. I temi gioiosi della nascita e della maternità, del riposo, della quiete e del silenzio meditativo, sono declinati nel loro opposto, come visti dall’altra parte di uno specchio: ecco che la nascita si contrappone alla morte; il silenzio diventa vuoto esistenziale; il riposo diventa abbandono; il sonno diventa oblio; la saggia maturità diventa triste vecchiaia; il paesaggio diventa abisso.

Anche il tema dell’Annunciazione, solitamente rappresentata quale evento gioioso, è reso nello spettacolare quadro di  Antonio Ambrogio Alciati Annunciazione (1906), come annuncio di morte, presagio del destino che attenderà il Figlio dell’Uomo: l’arcangelo Gabriele sembra quasi un Angelo della Morte che apre le ali nere e dissolte nella nebbia sino ad avvolgere completamente Maria fanciulla.

Intensa oltre che coraggiosa questa mostra, forse una delle più belle mai allestite a Palazzo Zabarella, che indaga un momento artistico di grande introspezione sociale.

Gli eventi della vita e della quotidianità, quasi trasfigurati, diventano coltre pesante e angosciosa che rapisce l’animo in un’estasi disperata. Anche le figure femminili tanto care all’arte dell’Settecento e dell’Ottocento, già antiche vestali, madri amorose, vergini pudiche, o dee irraggiungibili, diventano erinni brutali, vergini nere, sirene ingannatrici come nello splendido quadro La Sirena (1893) opera di uno dei maggiori esponenti del Simbolismo romano Giulio Aristide Sartorio, nel quale la stupenda e maligna creatura trascina negli abissi il giovane ingenuo.

L’animo umano che tende comunque alla speranza si riscatta nella dimensione del sogno. L’apice del percorso narrativo della mostra si raggiunge infatti nella Sala del Sogno, ove è ricostruita la sala omonima allestita alla Biennale di Venezia del 1907 nella quale erano riassunte tutte le istanze della generazione simbolista.

Scegliere i quadri è davvero impossibile; a parte la Giuditta II (Salomé) di Klimt (1909) che da sola vale la visita alla mostra, merita citare Le due madri di Giovanni Segantini (1889) e Maternità di Gaetano Previati (1890-91). E ancora ricordiamo La Processione (1893-95) e Il Morticino (fiore reciso) (1903-6) struggenti tele di Giuseppe Pellizza da Volpedo; Affetti di Giacomo Balla, un trittico davvero intenso (1910); Amore e le Parche del veneziano di adozione Ettore Tito (1909).

Pregevole il catalogo edito da Marsilio.

Per informazioni e prenotazioni tel. 049.8753100

 

 

 
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