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IL DIVISIONISMO A PALAZZO ROVERELLA A ROVIGO Stampa E-mail
venerd 23 marzo 2012

IL DIVISIONISMO A PALAZZO ROVERELLA A ROVIGO

Divisionismo, la luce del moderno è il titolo della mostra aperta a Rovigo, a Palazzo Roverella fino al 24 giugno, che indaga questo movimento pittorico, ufficialmente nato con la Triennale di Milano del 1891, secondo un taglio del tutto nuovo: quello appunto della modernità espressa non solo in una nuova tecnica pittorica che si accosta al Pointillisme francese anche se non ne è derivazione, ma anche nella scelta dei soggetti rappresentati che per la prima volta scrutano la sfera del sociale.

di Cristina Sartori, pubblicato su La Difesa del Popolo, 25 marzo 2012

«Qui subito compresi che col mescolare i colori sulla tavolozza non si otteneva né luce né aria; trovai il modo di disporli schietti e puri avvicinandoli sulla tela gli uni agli altri, nella stessa dose che avrei adoperata mescolandoli sulla tavolozza, lasciando che la retina dell’occhio li fonda guardando il dipinto a sua natural distanza; ottenni così una semovenza delle materie coloranti, creando in tal modo luce, maggior aria e maggior verità». Ecco: il Divisionismo era nato. E in queste poche righe, scritte da Giovanni Segantini nella sua Autobiografia stesa nel 1894, vi è la teorizzazione massima di un movimento pittorico che raccolse l’eredità della pittura ottocentesca italiana per aprirsi con decisione e prepotenza verso la modernità.
Divisionismo, la luce del moderno è il titolo della mostra aperta a Rovigo, a Palazzo Roverella fino al 24 giugno, che indaga questo movimento pittorico, ufficialmente nato con la Triennale di Milano del 1891, secondo un taglio del tutto nuovo: quello appunto della modernità espressa non solo in una nuova tecnica pittorica che si accosta al Pointillisme francese anche se non ne è derivazione, ma anche nella scelta dei soggetti rappresentati che per la prima volta scrutano la sfera del sociale.
L’exploit storicizzato è quello della partecipazione di artisti come Segantini e Previati, con opere divisioniste alla Triennale di Milano del 1891 – spiega Francesca Cagianelli che, con Dario Matteoni, ha curato la mostra – opere che fecero discutere pubblico e critica per la modernità della tecnica adoperata: colori puri accostati e non sovrapposti e quindi destinati a suscitare una luminosità enfatizzata. Un dibattito che fu promosso dagli stessi artisti, tra i quali va certamente ricordato Vittore Grubicy de Dragon, artista, mercante, promotore e vate di questo movimento.
Abbiamo individuato un percorso espositivo che tocca la dimensione tecnologica e sociale di questo movimento – prosegue Francesca Cagianelli – nel quale, la possibilità di adoperare una tecnica moderna mette polemicamente in risalto gli aspetti ideologici della società di fine Ottocento e primi Novecento, esprimendo anche l’impegno sociale che molti artisti, in questo momento storico, affrontano in prima persona. Cito ad esempio Plinio Nomellini ripetutamente coinvolto in drammatiche vicende per una sua presunta ideologia anarchica, ed Emilio Longoni, il quale, per il quadro “Riflessioni di un affamato” del 1894 - esposto in mostra – fu accusato di istigazione all’odio di classe. Va detto infatti che il movimento divisionista nasce in una stagione creativa che assiste alle lotte di classe, alla nascita del partito operaio, ai moti di Milano del 1899, tutti eventi sociali che colpirono molto questi artisti i quali elaborarono una vera e propria iconografia del disagio sociale.
La mostra è articolata in dieci sezioni che consentono di percorrere tutto il movimento dal suo nascere nel 1891 sino alla sua maturazione, intorno agli anni Venti del Novecento, che lo porterà verso il Futurismo. Presenti in mostra infatti, accanto ai “padri del Divisionismo”, Segantini, Previati, Grubicy de Dragon, artisti quali Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà, bagliori di una vicenda artistica che va concludendosi per aprirsi appunto alla “moderna” stagione artistica italiana.
Va inoltre messo in evidenza come la selezione delle opere curata da Francesca Cagianelli e Dario Matteoni offra anche una inedita lettura geografica del Divisionismo che è sempre rimasta ancorata al Piemonte e alla Lombardia. Ben rappresentato infatti per la prima volta anche l’asse toscano-ligure con artisti come Llewelyn Lloyd per la Liguria con Ragazza sulla terrazza al tramonto (1904), Tramonto a Manarola (1904), La vendemmia a Manarola (1904). Per la Toscana, praticamente mai studiata e qui rappresentata per la prima volta, sono stati selezionati artisti quali Adriano Baracchini Caputi presente con tre opere: In pieno luglio (1910), Radiosità invernale (1914), Viene primavera (1910). Una lettura geografica che non tralascia nemmeno il Veneto con tre significative opere del 1912 del veneziano Leonardo Dudreville - Trilogia campestre. Quando le campane - La fiera; Trilogia campestre. Le voci del silenzio - Lucciole a Borgotaro; Trilogia campestre. Terra – Madre Grande; - sapientemente accostate nella nona sezione della mostra Prima del Futurismo, l’esasperazione della luce fino all’ultima vibrazione.

 
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