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RESTAURATE LE SALE SAVOIA a VILLA PISANI di STRA Stampa E-mail
marted 29 novembre 2011

RESTAURATE LE SALE SAVOIA A VILLA PISANI

Riportate allo splendore originario le Sale dedicate a Vittorio Emanuele II primo re d’Italia e alla Contessa di Mirafiori e Fontanafredda, inserite nel percorso museale di Villa Pisani a Stra. Un accurato restauro, reso possibile grazie all’inserimento del sito tra i Luoghi della Memoria risorgimentale nell’ambito delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, che ha interessato le pareti e i soffitti, il mobilio, i tessuti di tendaggi, rivestimenti parietali e tappezzerie.

 di Cristina Sartori, pubblicato nello Speciale Restauro del settimanale diocesano LA DIFESA DEL POPOLO del 27 novembre 2011.

 

BOX TENICO RESTAURO

Nella sala della contessa di Mirafiori le superfici parietali, opera di maestranze venete e risalenti al XVIII secolo per il soffitto e al XIX secolo per le pareti, mostravano vistosi depositi di polveri, fessurazioni e cavillature per sanare le quali sono stati necessari interventi di consolidamento e di reintegrazioni cromatiche che hanno reso nuovamente fruibili le decorazioni a tralci vegetali di colore verde su campo color avorio.

Nella camera da letto del Re d’Italia, decorata a marmorino grigio sulle pareti, erano maggiormente evidenti i danni da salinazione che avevano provocato distacchi e perdite di colore superficiale. Anche qui, dopo un fondamentale intervento di consolidamento della zoccolatura muraria a base di resine acriliche, si è proceduto alla pulitura e alla riadesione dei distacchi. Quindi si è potuto procedere alla restituzione della antica cromia recuperando l’originale decorazione.

Anche i tessuti delle tappezzerie applicate alle pareti, dei divanetti, delle poltroncine e del letto a baldacchino, risalenti alla del XVIII e inizio XIX secolo e gravemente compromessi nella tramatura, hanno potuto ritrovare l’originario aspetto mediante pazienti interventi di pulitura dai depositi di polvere, di ricucitura ad ago e di riparazione degli strappi, grazie al fortuito ritrovamento di tessuti – in percalle di cotone – che seppure non originali sono del tutto analoghi a quelli antichi poiché ancora oggi prodotti in Scozia su imitazione di quelli di gusto cinese e indiani tanto di moda verso la fine del Settecento. I tessuti delle tappezzerie di poltroncine e baldacchino, sfibrati nella trama e stracciati in più punti, dopo essere stati asportati, sono stati prima di tutto ripuliti con una delicata operazione di aspirazione dei depositi di polveri seguendo l’accortezza di interporre tra il tessuto e l’azione aspirante una superficie di tulle; poi si è proceduto al lavaggio con soluzione acquosa di saponina e all’asciugatura. Di seguito quindi, il lavoro di cucitura degli strappi eseguita a mano, e a completamento dell’intervento, una volta riposizionati i rivestimenti sul mobilio, si è applicata una copertura in tulle di protezione.

È stato inoltre restaurato il dipinto che ritrae il primo sovrano eseguito da Francesco Canella (già presente nell’inventario del 1895) con un lavoro di ripulitura della tela e di restauro della cornice ovale in legno dorato. L’intero intervento di restauro è durato poco più di tre mesi ed è costato circa 40 mila euro.

LA STORIA DELLE SALE SAVOIA

 

Era tutto pronto per accogliere a Villa Pisani Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia. Le due sale erano state approntate secondo il gusto del sovrano, in attesa di una sua visita accompagnato da Rosa Vercellana Contessa di Mirafiori e Fontanafredda, sua leggendaria amante, sposata con matrimonio morganatico nel 1869 quando egli era già sovrano d’Italia.

Le due sale al piano nobile di Villa Pisani, già avvezza ad accogliere sovrani e regnanti, erano state preparate secondo il gusto del sovrano, che secondo la descrizione del 1881 del professore di lettere e bibliotecario Taddeo Wiel doveva essere “una modesta stanza e con segreto accesso”, riferendosi alla sala oggi contrassegnata con il n. 89 collegata al piccolo retrè con un corridoio.

Una sala modesta appunto, semplicemente arredata anche se con gusto, con un letto a baldacchino decorato con disegni di ispirazione naturalistica, in pendance con la tappezzeria di un divano a tre posti e una piccola poltroncina. Accanto al baldacchino, un piccolo comodino, uno scrittoio, e addossato alla parete un trumeau con altre due sedie in legno rivestite di tessuto. Un gusto davvero modesto per arredare la stanza di un sovrano, che rispecchia forse il carattere sobrio e misurato del re; unica concessione, un suo ritratto inserito in una cornice ovale, eseguito da Francesco Canella.

 Se non è certa la permanenza del primo sovrano d’Italia a Villa Pisani, si sa la legittima consorte Maria Adelaide Asburgo Lorena soggiornò molte volte in Villa per lunghi periodi di vacanza sin dall’infanzia, in quanto il paese di Stra era un vantaggioso punto di sosta tra Venezia, Milano e Vienna. Dalle cronache si sa che l’arciduca Ranieri, padre di Maria Adelaide, amava farsi accompagnare in ogni suo viaggio dalla numerosissima e unitissima famiglia che animava la villa. L’ultimo soggiorno di Maria Adelaide fu, coincidenza curiosa, nel 1841 durante il suo fidanzamento con il futuro re d’Italia (suo cugino di primo grado), che sposò, appena ventenne, l’anno successivo a Stupinigi. Un matrimonio di convenienza, come spesso si usava tra dinastie regnanti, che rese infelice Maria Adelaide. Ella infatti, non bellissima, pallida di carnagione, magra e più alta del consorte – durante le uscite ufficiali si ingobbiva per non sovrastare il marito – fu sinceramente innamorata e devota al futuro re il quale, tuttavia, neppure dopo le nozze abbandonò i suoi costumi libertini. Sfinita dalle otto gravidanze, sfiorì prematuramente e, afflitta nel corpo e nella mente, morì nel 1855 di gastroenterite poco più che trentenne, mancano per pochi anni di diventare regina d’Italia. Vittorio Emanuele, restò sempre affezionato a questa fragile moglie e si racconta che le tenne la mano sino alla fine. Tuttavia il suo cuore palpitava per molte giovani fanciulle, tanto da meritare il soprannome di “Padre degli Italiani” più che di “Padre della Patria”. Tra tutte le amanti, una gli rapì il cuore tanto da diventare poi la seconda moglie: Rosa Vercellana, nota come “La Bela Rosin”. Dopo la morte di Maria Adelaide, Rosa Vercellana divenne a tutti gli effetti la compagna del sovrano e fu proprio all’indomani dell’unificazione che a Villa Pisani fu allestita una sala apposta per la Contessa di Mirafiori e Fontanafredda, non ancora moglie morganatica. La Sala, contrassegnata con il numero 91, è di gusto decisamente più alla moda. Le pareti di un delicato color avorio, sono decorate con eleganti motivi ad intreccio vegetale verde pallido che vengono richiamati anche sul soffitto e dai tendaggi delle finestre. Si tratta di una sala conviviale, con tavolini, seggiole e divanetti foderati di tessuto sempre color avorio. Villa Pisani era pronta quindi ad accogliere il primo Re d’Italia con la sua compagna, anche se sembra che loro non vi abbiamo mai soggiornato. La loro memoria resta invece in queste Sale finalmente restituite al loro splendore

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