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Neri Marcorè: un vero camaleonte dello schermo Stampa E-mail
venerdì 28 marzo 2008

Attore comico e drammatico, imitatore, conduttore televisivo. Tutto questo è Neri Marcorè che nella vita quotidiana è un uomo riservato e semplice. Ma comunque sempre ricco di ironia.

Intervista di Cristina Sartori, pubblicata sul mensile «Messaggero di sant'Antonio» di marzo 2008, pagg. 18 - 20


Marcorè: un vero camaleonte dello schermo

La curiosità di conoscerlo era davvero tanta. Anche perché un artista così camaleontico non s’incontra tutti i giorni. Lo ricordiamo nei panni di papa Luciani del quale è riuscito a rendere il sorriso; lo vediamo nella parodia di personaggi come il «Liga» – che imita alla perfezione; lo abbiamo visto al cinema, protagonista del delicato film di Pupi Avati, Il cuore altrove. E ogni domenica su Raitre, ormai da sei anni, è il raffinato conduttore della trasmissione Per un pugno di libri. Nel suo curriculum c’è scritto: «Attore, imitatore, doppiatore, conduttore televisivo». E scusate se è poco! Ma, al contrario di quanto ci si aspetterebbe da una persona con un bagaglio di esperienze così vasto, Neri Marcorè è riservato, molto gentile, parla a voce bassa: un uomo semplice e modesto, che, prima di scherzare sugli altri, scherza soprattutto su se stesso. Così la prima domanda è d’obbligo.

Msa. Lei ha imitato moltissimi personaggi: Alberto Angela, Zapatero, Jovanotti, l’onorevole Gasparri, Ligabue. Ce n’è uno che sente più vicino alle sue corde? Uno che lo ha divertito più degli altri?
Marcorè. Non riesco a sceglierne uno. Molti mi hanno divertito, alcuni sono riusciti di più, altri di meno, ma li ho amati tutti allo stesso modo. Sinceramente faccio fatica a trovare qualche somiglianza con me stesso dato che ognuno di loro ha la sua identità e io ho la mia.

Ma nessuno ha ancora imitato Neri Marcorè?
Forse bisognerebbe! Max Tortora (attore e imitatore n.d.r.) lo fece una volta, ma in privato.

Parliamo del suo ruolo di comico. Oggi alcuni suoi colleghi – basti pensare a Grillo oppure a Benigni – sono molto seguiti dalla gente, sembrano essere tra i personaggi pubblici più credibili e più «creduti». Secondo lei come mai questa figura è diventata per la gente quasi un punto di riferimento?
Credo che sia sempre stato così. La gente ha sempre amato e seguito con affetto i grandi comici perché facevano sorridere raccontando vizi e miserie comuni. Non vedo una differenza tra ieri e oggi. Sono cambiati i volti, i nomi, la popolarità, ma la gente continua ad ascoltarli. Anche se, per quanto riguarda Grillo, è necessario fare una distinzione: lui si occupa di qualcosa di diverso dalla comicità, parla alla gente di problemi sociali, di politica e instaura con il pubblico un rapporto diverso. Credo che il suo «fenomeno» vada analizzato a parte.

Nella televisione di oggi c’è libertà di satira?
Tutto sommato sì. Anche se ogni tanto si verifica qualche episodio che la mette in discussione come la chiusura, qualche mese fa, del programma di Daniele Luttazzi su La7. Certo, molti abusano di questa libertà, ma bisognerebbe entrare nel merito delle cose che uno fa e dice. Personalmente ritengo che la censura non vada mai bene, anche se va detto che in nome di questo principio non si può giustificare tutto. Ci vuole un po’ di utoregolamentazione e di senso della misura.

Lei nella sua carriera artistica ha davvero fatto tutto: teatro, televisione, satira, imitazioni, conduzione, cinema. In quale veste si sente più a suo agio?
Ci sta tutto! Ogni esperienza lavorativa è una parte di me che, sommandosi alle altre, fa venire fuori Neri Marcorè.

E i momenti difficili?
Nella vita, e nella carriera, i momenti difficili capitano a tutti. Dopo gli inizi televisivi il lavoro cominciò a calare. È stato un momento difficile, ma comunque importante perché mi ha aiutato a capire da dove ripartire e soprattutto dove andare. Ne ho approfittato per studiare, ho frequentato corsi di doppiaggio e ho continuato a formarmi maturando così le basi di una preparazione che prima non avevo. Penso che i momenti difficili non siano solo negativi, perché in essi si possono trovare forza e stimolo per rinnovarsi.

Ha partecipato a molte produzioni: tra le tante, la fiction per la televisione nella quale ha interpretato papa Luciani. Come si è accostato a questa figura?
Di Albino Luciani mi è sempre piaciuta l’umiltà e il modo di comunicare diretto. Le sue parole erano semplici, anche quando venivano dal Soglio pontificio. La sua semplicità, quasi da curato di campagna, lo ha accompagnato, infatti, anche durante il breve pontificato e ha avuto una grande forza di penetrazione soprattutto tra la gente comune. Lo ricordo molto più di altri Papi, anche se, quando è stato eletto, avevo solo 12 anni. Forse è per questo che sono riuscito a interpretarlo.

Lei ha ricevuto un’educazione religiosa. Che ricordo ne serba?
Da ragazzo ho frequentato la parrocchia e l’ambiente mi ha affascinato. I principi che là ho appreso mi sono rimasti dentro anche se, lo confesso, crescendo mi sono un po’ allontanato dalla pratica religiosa. Ho mantenuto saldi però quei principi, primo tra tutti il rispetto per gli altri, che vale anche per chi religioso
non è.

Secondo lei oggi è più difficile far ridere o far pensare?
Forse è più difficile far pensare. Mi sembra che oggi ci sia sempre meno voglia di pensare e forse un po’ più desiderio di sorridere.

Parliamo di cinema. L’ultimo film che l’ha vista sugli schermi si intitola Lezioni di cioccolato, una commedia, opera prima del regista Claudio Cupellini, accanto a Luca Argentero e a Violante Placido. Che cosa ci racconta di questa sua esperienza?
Ho accettato con piacere d’interpretare questo film per due motivi: primo, perché il cioccolato è buonissimo; secondo, perché mi è piaciuta subito la sceneggiatura, basata su uno scambio di ruoli tra i protagonisti, un imprenditore edile italiano e un manovale egiziano. Ho trovato il tema attuale: penso sia importante oggi sapersi calare nei panni dell’altro, di chi non si conosce e ha abitudini e tradizioni diverse. E poi mi ha fatto molto piacere far parte di questo cast.

Da alcuni anni lei gioca nella Nazionale Cantanti. Che cosa l’ha spinta ad aderire a questo progetto?

La Nazionale Cantanti è un’organizzazione che promuove iniziative benefiche da oltre venticinque anni, ed è da lodare per quanto è riuscita a realizzare. Giocare a pallone con loro per me non è stato certo faticoso, anzi, è stato un vero piacere. Si tratta solo di dare la propria disponibilità e di dedicarvi un po’ di tempo.
Attraverso la nostra presenza, il nostro impegno e grazie alla partecipazione del pubblico che ci segue con affetto e attenzione, possiamo davvero aiutare molte persone.

Un dubbio: non è che le hanno chiesto di entrare a far parte della Nazionale Cantanti perché imita Ligabue?

Forse! Ma se è per questo ho imitato anche altri cantanti come Jovanotti e Mango. La realtà è che hanno deciso di allargare i loro orizzonti anche agli attori e a chiunque possa contribuire a incentivare la diffusione del messaggio di solidarietà.

I suoi bambini, il più grande di otto anni e i gemelli di cinque, la vedono in televisione sempre diverso, mentre imita molti personaggi e veste differenti ruoli. Che cosa le dicono?

Ormai sono abituati e quando mi vedono alzano gli occhi al cielo… Hanno imparato che per me questo lavoro è come un gioco!

 
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