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L’OSSESSIONE NORDICA. BÖCKLIN, KLIMT, MUNCH E LA PITTURA ITALIANA Stampa E-mail
luned 03 marzo 2014

Rovigo, Palazzo Roverella,
22 febbraio – 22 giugno 2014

Dopo aver guardato alla Francia e allo studio della luce proposto dagli Impressionisti, negli anni di passaggio dall’Otto al Novecento, gli artisti italiani volgono il loro sguardo ancora più su: al cupo, freddo e oscuro Nord. E tale è l’intensità di questo sguardo da divenire una ossessione: “l’ossessione nordica”, appunto, come la definirà nel 1901 il critico italiano più internazionale dell’epoca d’arte, Vittorio Pica.

di Cristina Sartori, pubblicato sul settimanale diocesano LA DIFESA DEL POPOLO del 2 marzo 2014

L’OSSESSIONE NORDICA. BÖCKLIN, KLIMT, MUNCH E LA PITTURA ITALIANA


A questa “Ossessione” è dedicata l’affascinante mostra inaugurata il 22 febbraio scorso a Palazzo Roverella a Rovigo e aperta sino al 22 giugno.  Grazie ad un particolare ed efficace percorso critico curato da Giandomenico Romanelli, la rassegna offre ai visitatori opere di grande suggestione degli artisti del Nord Europa, e con un immediato rimando rivela come costoro abbiano influito sugli artisti italiani attivi a cavallo tra i due secoli, i quali, seppure ancora incantati dalla pittura en plein air degli Impressionisti, sono inesorabilmente attratti da quella modernità che li porterà al Simbolismo prima, e al Liberty poi.

Ma cosa del freddo Nord affascinò così tanto i “nostri pittori”, così tanto idealmente lontano dalla luce bianca ed abbacinante dei Macchiaioli, dalle quiete vedute paesaggistiche mediterranee? Cosa si andava cercando, in quei primi anni del nuovi Secolo, nelle poetiche nordiche?

In Arnold Boecklin, Karl Wilhelm Diefenbach,  Richard Bergh protagonisti del primo simbolismo d’Oltralpe, i pittori italiani come Teodoro Wolf Ferrari e Gaetano Cresseri – di quest’ultimo, splendida l’opera La notte del 1902 –,  cercavano ciò che abita la Notte. Cercavano quel silenzio denso e opprimente che si poteva esprimere con un solo colore: il Blu.  Non il nero. Perché nel nero totale risiede l’assenza dell’Essere, mentre il Blu, così come i grigi declinati in tonalità tristi e fumose, lascia intravedere ciò che nella Notte dell’Anima dimora: angoscia, dolore, paura, mortalità. Sentimenti nei quali la piena luminosità mediterranea faticava a rispecchiarsi, ma con cui, avvertendo il momento di passaggio al Novecento, quasi presaga di quanta tragedia questo secolo porterà con sé, sentiva la necessità di misurarsi.

In  Alfons Sieber, Risveglio di Primavera (1905), e in Franz von Stuck Corteo di Primavera (1910), gli italiani cercano i colori dei Sogni del Nord, che si tingono di azzurri e viola chiari, di bianchi freddi ed opachi, perché i sogni non appartengono al mondo degli uomini, ma si palesano per un fugace tratto, laddove la notte lascia il posto al mattino, e possono solo essere intravisti. Oniriche le visioni di Giorgio de Chirico in La paseggiata, il tempio di Apollo a Delfi (19009-10) e la Lotta di centauri (1909).

In Franz von Stuck, del quale è esposto in mostra il celebre dipinto Il peccato del 1908, gli artisti come Ettore Tito e Glauco Cambon (Salambò, 1906) cercano ciò che è proibito, illecito, sconveniente, per indagare nelle pieghe più profonde dell’animo e svelarne i demoni più oscuri.

Gli italiani cercano anche la modernità, per uscire dalla rigidezza degli schemi sociali ottocenteschi ed abbracciare appieno il nuovo che il  Novecento sta preparandosi a portare nella tecnologia, nello stile, nel costume. E con la modernità cercano l’apertura nei confronti di paesi lontani per sapere come si vive, che paesaggio si guarda, come si lavora in questo Nord. Mirabili nella sezione Gente del nord i quadri di Hans von Bartels e di Anders Zorn ai quali si affiancano Pagine d’amore (1907) e Primavera (ante 1907) di Ettore Tito.

E ancora, L’interno con donna seduta di Vilhelm Hammershøi (1908) immagine guida della mostra, un vero e proprio “paesaggio interiore” rimanda alla fanciulla con il volto reclinato di Cesare Laurenti, mentre nella sezione dedicata ai paesaggi, Pietro Fragiacomo, Bartolomeo Bezzi, Giulio Aristide Sartorio, Teodoro Wolf Ferrari riecheggiano i paesaggi di Klimt – bellissimo Sogni al mattino del 1899 –,  Thorolf Holmboe con il Tramonto sul mare di Norvegia (1914), Aslei Gallen-Kallela con La tana della lince (1908).

Influssi e sensazioni nordiche che, mediate attraverso il linguaggio artistico italiano - in particolare veneto poiché gli artisti del Nord debuttano alla Biennale di Venezia del 1895 -, portano ad un rinnovamento stilistico nel repertorio pittorico di artisti come Mario de Maria, Ettore Tito, Wolf Ferrari, Cesare Laurenti, Giorgio de Chirico, Ugo Valeri, Gino Rossi, creando alcuni tra i capolavori che Palazzo Roverella espone in questa mostra, davvero una sorpresa per il visitatore.

Conclude la rassegna una interessante sezione, dal titolo Virtuosismi in nero, che mostra disegni, incisioni, inchiostri e acqueforti di grande suggestione ad opera di Edvard Munch, Fernand Khnopff, Max Klinger, Franz Von Stuck, Luigi Bonazza, Alberto Martini.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 0425.460093

PADOVA

Una importante parentesi padovana va certamente aperta grazie alla presenza in mostra di pittori come Ugo Valeri (Piove di Sacco, Padova 1893 – Venezia, 1911), geniale protagonista della stagione di Ca’ Pesaro, autore di dipinti, disegni e acquerelli di grande modernità che ritraevano la vita come si vedeva per strada attraverso una visione lucida ed irriverente. Di lui sono esposti in mostra due paesaggi, Paesaggio – Inverno (1903 circa) e Paesaggio – Autunno (1903 circa).

Anche se non padovano di nascita, Cesare Laurenti (Ferrara, 1854 – Venezia, 1936) fu il più sereno cantore del Primissimo Liberty padovano che vedrà il suo capolavoro negli affreschi del Salone delle feste dell’Hotel Storione (1905), abbattuto nel 1962 per fare posto all’edificio che attualmente ospita la sede di Banca Montepaschi di Siena. Con l’abbattimento dell’edificio, l’architetto Giò Ponti decise di far staccare gli affreschi  - 300 pezzi -  poi riposti in cassoni affidati all’Università; nel 1966 i pezzi furono riaffidati alla Banca. Purtroppo danneggiati da un errato procedimento di stacco, furono selezionati solo quelli meglio conservati. Trenta pezzi vennero donati al Museo Civico cittadino e montati su pannelli di legno, mentre tre teste  femminili rimasero presso l’Istituto Bancario di Via VIII Febbraio.

Laurenti fu un grande frequentatore di mostre in tutta Europa, aperto così agli influssi dell’arte d’Oltralpe. Esposte in mostra le opere: Volto femminile reclinato, intenso pastello del 1903; Foglie cadenti, olio su tela del 1892 esposto alla Biennale di Venezia del 1907. E nella sezione Venere senza pelliccia, un bozzetto realizzato appunto nel 1905 per la decorazione dello Storione con una sensuale danzatrice vista di schiena, e Visione antica, olio su tempera del 1901.

 
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