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Padre Placido Cortese, la sua vita dono del silenzio.

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Padre Placido Cortese: il coraggio del silenzio Stampa E-mail
venerd 15 dicembre 2006

Un libro e un dvd del «Messaggero di sant’Antonio» e di «Nova-T», raccontano la vicenda umana e spirituale di un martire del XX secolo.

di Cristina Sartori, pubblicato sul «Messaggero di sant'Antonio», numero di dicmbre 2006, pagg. 74-75

pdf


Un libro e un dvd, Il coraggio del silenzio, curati dal regista torinese Paolo Damosso, rievocano la vicenda di padre Placido Cortese. Il libro è impreziosito dalle illustrazioni – lievi nel tratto ma intense – del noto pittore Vico Calabrò.
È una proposta del «Messaggero di sant’Antonio», in collaborazione con la Nova-T, centro di produzione dei frati
cappuccini di Torino. Quali i motivi dell’iniziativa? Lo abbiamo chiesto a padre Danilo Salezze, direttore generale del
«Messaggero».
«Ci hanno suggerito l’iniziativa – ha risposto – due anniversari che ricorrono nel 2007: i cent’anni dalla fondazione
della Provincia patavina dei frati minori conventuali, alla quale apparteniamo, e quelli dalla nascita di padre
Placido Cortese, al quale sono dedicati, appunto, libro e dvd. Significativo il loro titolo, Il coraggio del silenzio, che
evidenzia come neppure sotto le più atroci torture, cui lo hanno sottoposto le SS, padre Placido ha rivelato i nomi dei
collaboratori della rete che lui stesso aveva avviato per soccorrere e mettere in salvo persone ricercate dai nazifascisti.
Con questa iniziativa abbiamo idato la parola a un uomo che di parole era stato parco. A esse aveva sempre preferito
l’azione. Anche al "Messaggero di sant’Antonio" – che ha diretto per sette anni sino al giorno della sua scomparsa
– è stato uomo operoso e fedele al suo ideale».

Msa. Al Convegno ecclesiale nazionale di Verona si è parlato del valore della testimonianza
cristiana e del martirio, che in padre Placido Cortese sono state esperienza di vita: come trasmettere oggi il
suo esempio?
Salezze. Nel corso del Novecento momenti terribili hanno sconvolto la vita di milioni di persone. I martiri di quel secolo furono uomini e donne che si sono trovati catapultati in una tragica e irrazionale sospensione della vita normale, in vicende drammatiche che loro stessi hanno patito sulla propria pelle riuscendo a trasformarle in forti esperienze e salvando ad altri la vita. Oggi non viviamo situazioni così gravi, ma la normalità nella quale ci troviamo ci fa incontrare comunque tanti fratelli che hanno bisogno di solidarietà e di silenzio riconciliatore che lasci spazio alle opere (... per continuare a leggere clicca sul pdf).

ZOOM
Padre Placido Cortese nasce nell’isola istriana di Cherso nel 1907. Religioso dei frati minori conventuali, dirige il «Messaggero di sant’Antonio» dal 1937 al 1944. Durante la guerra viene incaricato dai superiori di assistere prigionieri ebrei e slavi rinchiusi nel campo di concentramento allestito dalle SS nella periferia di Padova. Compito che svolge con coraggio e generosità, soprattutto dopo la caduta del regime fascista, riuscendo a salvare molti ricercati dai nazifascisti attraverso una rete di collaboratori da lui stesso attivata e diretta. Ma tra questi ultimi si annidano anche i traditori che, l’8 ottobre 1944, si presentano alla porta del convento del Santo e lo portano via con l’inganno. Da allora di padre Placido si perde ogni traccia. Solo anni dopo, grazie a preziose testimonianze di alcuni sopravvissuti all’Olocausto, si è potuto sapere che era stato trasferito a Trieste, dove la Gestapo aveva infierito su di lui con feroci torture perché rivelasse i nomi dei suoi collaboratori. Cosa che egli non fece. Dalla dichiarazione dei testimoni oculari della sua morte eroica avvenuta, a causa delle torture, nei primi giorni del novembre successivo alla cattura, emergono gli elementi che hanno reso possibile l’introduzione della causa di beatificazione per «martirio» (gennaio 2002): è stato ucciso per la sua attività a favore dei prigionieri e perseguitati, alla quale si era prestato con totale dedizione salvando molte vite, nonostante l’alto rischio per la sua stessa incolumità.

 
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