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RITRATTI ILLUSTRI: I Giganti Padovani Stampa E-mail
luned 22 dicembre 2008
Nella Sala dei GIGANTI PADOVANI, spazio alla cultura accanto al potere politico.
 
Nella sala degli Eroi ideata dal Petrarca erano 36; nel Cinquecento quando le pareti sono state ridipinte ed è diventata la sala dei Giganti sono aumentati a 50: personaggi politici illustri, re e imperatori ma anche poeti e letterati. Sei di essi sono padovani anche se i criteri della loro scelta non appaiono oggi molto chiari.

di Cristina Sartori, pubblicato sul settimanale diocesano LA DIFESA DEL POPOLO, il 10 agosto 2008, pagg. 29-30

 

PAG29DIF32.pdf 

 

Un tempo si chiamava sala degli Eroi. Dal 1379, anno in cui Lombardo della Seta portò a termine la revisione del De viris illustribus di Francesco Petrarca, questi personaggi sorvegliano silenziosi lo scorrere della storia dalle pareti della lunga sala rettangolare ora chiamata sala dei Giganti, cui si accede dal Liviano, sede della facoltà di lettere dell’ateneo patavino.
Fu il Petrarca stesso nel Trecento a suggerire il ciclo pittorico scegliendo i primi 36 eroi della storia antica, cui diedero volto i pennelli di Altichiero, Jacopo Avanzo e Ottaviano Prendino. Nemmeno due secoli dopo, questo manipolo d’eroi, rivisto e potenziato, divenne lo squadrone di 50 Giganti che oggi ammiriamo accuratamente restaurati. Ma chi sono questi personaggi, perché sono stati scelti tra gli uomini illustri che dovevano offrire esempio di virtù? Ne ammiriamo le vesti colorate, i volti severi; ne leggiamo gli elogia che ne celebrano le gesta, ma molti di questi eroi sono a noi sconosciuti, confinati nella distanza di una storia che li ha scelti un tempo, ma che oggi non li ricorda più.
Furono scelti per il loro esempio di virtù politiche e morali, spiega Giulio Bodon, autore di un libro di prossima pubblicazione per l’Istituto veneto di scienze, lettere e arti intitolato Heroum Imagines.
La sala dei Giganti a Padova, un monumento della tradizione classica e della cultura antiquaria che per la prima volta ordina, studia e descrive tutti i Giganti ritratti nella sala.
Va detto – prosegue lo studioso – che i “nostri” Giganti non sono più quelli del ciclo originario. Dei primi 36 eroi scelti da Francesco Petrarca ne sono stati tolti alcuni, aggiunti altri. Alcuni sono stati conservati, ritenuti degni di perpetuare le loro gesta come esempio di virtù ancora valido a distanza di due secoli. Altri invece sono stati sostituiti. Ma soprattutto altri ancora sono stati inseriti, frutto di una nuova scelta, dettata, già allora, dal mutare dei tempi.
Ma perché “quei” personaggi e non altri? «La questione della scelta è molto complessa – risponde Giulio Bodon – non esiste alcun documento che ci consenta di ricostruirne il percorso. Si è dovuto procedere mettendo insieme le immagini che vediamo, gli elogia scritti sotto a ciascun personaggio, e facendo ipotesi sul valore semantico esemplare che potevano avere avuto all’epoca. Si sa che questi Giganti, così giunti sino a noi, furono dipinti nel 1540. Si è quindi tenuto conto del momento storico e politico, della committenza, dell’ambiente culturale dell’epoca, del dominio sulla città di Padova della Serenissima».
I Giganti prescelti – prosegue Bodon – appartengono a due categorie. Anzitutto i monarchi, intendendo con questo termine quanti hanno avuto potere autocratico come re e imperatori, e qui troviamo ad esempio Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Tarquinio Prisco, Giulio Cesare, Vespasiano, Costantino e via via sino a Carlo magno. Nella seconda categoria troviamo invece gli eroi repubblicani, esempi di virtù civili, militari e umane, prevalentemente uomini di valore politico. Ecco allora il legislatore Publio Valerio Publicola, Tito Manlio Torquato, Cincinnato, Lucio Emilio Paolo, gli Scipioni, Marco Tullio Cicerone. I Giganti sono disposti in una sorta di anello che li ordina cronologicamente; gli esempi di virtù legati all’idea di governo sono raffigurati nei lati lunghi della sala, mentre i due lati corti sono occupati dagli “uomini di cultura”, tre antichi e tre moderni. Si vedono, infatti, da un lato Francesco Petrarca, unico sopravvissuto del ciclo trecentesco, mentre, in silenziosa corrispondenza, dialoga con Lombardo della Seta, suo amico e seguace. E di fronte il cardinale Zabarella, chiaro omaggio a una famiglia patavina ancora molto influente nella intellighenzia padovana del tempo. «Con i personaggi ritratti sui lati corti della sala dei Giganti – conclude Giulio Bodon – il discorso degli “uomini esemplari” si allarga: il committente probabilmente intendeva sottolineare la funzione pubblica nel governo, mentre l’intellighenzia culturale che ha rivisto la programmazione di questo ciclo ne ha volutamente esaltato con forza anche il valore intellettuale.
La scelta di personaggi padovani rispecchia una sorta di primato di cui la città si sentiva investita grazie alla presenza dell’università, un primato che era reale e che soprattutto già all’epoca veniva riconosciuto».
Cristina Sartori
 
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