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EUROPA: è italiano un fiore su quattro Stampa E-mail
mercoledì 05 aprile 2006

La rosa di Sant'AntonioNel Veneto e nel padovano una lunga tradizione.

L'Italia copre un quarto della produzione florovivaistica europea (23 per cento), ed è seconda solo ai Paesi Bassi. Secondo i recenti dati Ismea, messi in evidenza nell'ultimo salone internazionale del florovivaismo che si è svolto a Padova il mese scorso, il saldo degli interscambi con l'estero segna un attivo di 134 milioni di euro nel periodo gennaio-settembre 2005....

di Cristina Sartori, pubblicato su la Difesa del popolo - Speciale Agricoltura del 2 aprile 2006

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Nel dettaglio, a fronte di 287 milioni di euro per acquisti all.estero (più 5,2 per cento), vi sono 421,4 milioni di introiti per esportazioni, in linea con il periodo 2004 (più 0,3). Il settore del fiore reciso continua a soffrire, ma va segnalato l'exploit delle esportazioni di orchidee (più 45 per cento) e crisantemi (più 185). Alberi e arbusti da esterni si confermano ancora una volta il segmento trainante del florovivaismo italiano con un saldo positivo di 81 milioni di euro. L'Olanda resta il nostro principale fornitore di fiori e piante distanziato dagli altri partner europei, mentre la Germania si conferma la destinazione primaria dei nostri prodotti. Sul fronte del mercato nazionale nel 2005 si è registrato un lieve aumento, stimato tra il 3 e il 5 per cento, sulle vendite realizzate nel 2004 con il prodotto che è andato per il 55 per cento nel Nord Italia. Per i consumi domestici, un'indagine Ismea sui mesi di ottobre e novembre rileva una spesa media più elevata rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pari a 25 euro per i fiori recisi mentre le piante calano da 19 a 17 euro. Il florovivaismo italiano occupa 130 mila addetti in 22 mila aziende che diventano oltre 30 mila con i settori collegati, e di questi una fetta cospicua è veneta e padovana in particolare. Il 35 per cento delle 1.626 aziende florovivaistiche venete è situato in provincia di Padova, grazie a una tradizione ultracentenaria nata dalle rinomate aziende Sgaravatti presenti a Saonara sin dagli inizi dell'Ottocento. Delle 570 aziende florovivaistiche del territorio padovano 113 sono localizzate tra Saonara, Legnaro e Piove di Sacco per una superficie complessiva destinata a vivaio di oltre 300 ettari. Le produzioni tipiche delle aziende di Saonara sono le piante da frutto e le rose che vengono conservate, lavorate, confezionate e successivamente commercializzate in prevalenza per il locale attraverso la grande distribuzione e marginalmente per i mercati esteri, per una produzione media complessiva di 5 milioni circa di piante da frutto per hobbistica (giardini e aree verdi) e di 3 milioni di rose. Il comprensorio di Saonara, Legnaro e Piove di Sacco già dai secoli della dominazione veneziana di terraferma si caratterizza quale centro propulsore nello sviluppo della botanica promuovendo il collezionismo di piante autoctone ed esotiche. Nel 1545 viene realizzato l'Orto Botanico patavino. L'abbazia di Praglia da secoli coltiva essenze rare e edicamentose negli orti dei semplici dei suoi terreni. Dai primi dell'Ottocento proprio a Padova il più grande architetto paesaggista, Giuseppe Jappelli, progetta i suoi giardini più fantasiosi (il Treves nel pieno centro cittadino e il parco di villa Valmarana proprio a Saonara tanto per citarne un paio tra i più significativi) e, da appassionato collezionista botanico qual era, introduce nei verdi ricami da lui ideati essenze e fiori rari come le rose peonie sino ad allora in Italia sconosciute....

 
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