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Serre e Giardini d'Inverno: da semplici cedrare a spazi conviviali Stampa E-mail
venerd 16 febbraio 2007
I Giardini d'Inverno sono l'evoluzione delle serre, nate come raccordo tra l'essenza verde e l'edificio architettonico.
di Cristina Sartori, pubblicato sul settimanale diocesano "La Difesa del popolo", 11 febbraio 2007, pag. 19

(Per vedere la pagina del settimanale, clicca sul pdf)


In materia di tutela e conservazione di beni storici – in Veneto il grande patrimonio delle ville venete – rientrano a buon diritto anche i parchi. E molto spesso questi veri e propri monumenti verdi, disegnati da grandi architetti paesaggisti come Giuseppe Jappelli o Antonio Caregaro Negrin, o da illustri scenografi come Francesco Bagnara, venivano arricchiti da un manufatto particolare, vero e proprio elemento di raccordo tra l’essenza verde e l’edificio architettonico: la serra.

Solo con la consapevolezza della tutela, oltre che della villa anche del parco storico – convinzione purtroppo relativamente recente – si è iniziato a guardare con occhi diversi e a recuperare anche le serre, dalle più semplici cedrare sino alle costruzioni più raffinate e architettonicamente complesse quali i cosiddetti giardini d’inverno.

Sin dai primi del Settecento nei parchi delle ville più signorili si inizia a concepire un luogo in cui conservare le piante più rare e delicate, molto spesso provenienti da lontano. Già Vincenzo Scamozzi nel suo De architectura(1690) dedica un paragrafo alle cedrare, avendone osservate di pregevoli proprio in Veneto. «I luoghi delle cedrare – scrive – siano del tutto all’aspetto di mezzo dì, e massime in quella parte della Lombardia, e qui intorno à Venetia:ove da non molto tempo in quà ad imitatione della Riviera di Salò ove riescono meravigliosamente, si sono introdotte, e vi riescono con molta felicità, come a Verona (...), & altri molti a Vicenza nel Giardino dei Conti Valmarana, e quì a Strà, & al Dolo, & alla Mira». Lo Scamozzi procede con una descrizione delle caratteristiche che dovevano avere le cedrare: «E venendo al particolare, le cedrare deono esser in qualche luogo elevato, e pendente, ò dalla natura, com’è a Vicenza, & a Verona, overo rilevate dal piano con arte, come le rimanenti, con mura à mezza altezza d’huomo; acciò che siano solive, e lungi dalle humidità. (...) non sian men larghe di 12 piedi, ne più di 16» «Come ben teorizza lo Scamozzi – spiega l’architetto paesaggista Paola Bussatori – in origine le serre, e i giardini d’inverno che ne sono l’evoluzione, nascono come semplici luoghi nei quali riparare le piante più rare ed esotiche, spesso provenienti da lontano». Primi tra tutti gli agrumi provenienti dalla Spagna e dal Portogallo, dai quali derivano i nomi di cedrare o limonaie o orangerie. Le misure proposte dallo Scamozzi saranno applicate alla realizzazione di serre di conservazione fino alla metà del Settecento, quando si inizierà a costruire serre vere e proprie con strutture fisse. E bisognerà guardare proprio all’Inghilterra e soprattutto alla Francia per assistere alla nascita di una concezione architettonica del tutto particolare e innovativa che trasformerà le serre in giardini d’inverno, veri e propri spazi abitabili, dedicati all’incontro conviviale, artistico o letterario, arredati in sapiente e raffinato accostamento di mobili pregiati ed essenze verdi rare e preziose. La principessa Matilde riceveva nella sua orangerie personaggi come Flaubert, Listz e Dumas. «Saranno i francesi infatti i migliori costruttori di serre in vetro e ferro – prosegue l’architetto paesaggista – che dalla metà dell’Ottocento diventeranno un continuum dello spazio abitabile del palazzo signorile e nelle quali la conservazione delle piante diventerà funzione secondaria»

Nelle ville venete italiane si perpetuerà la costruzione di serre come contenitore e riparo per le piante speciali anche grazie alla moda del collezionismo botanico che si svilupperà proprio alla metà del 19° secolo. La moda delle serre alla francese in ferro e vetro produrrà comunque splendidi esempi come la serra di villa Albrizzi a Este, che con la sua particolare architettura con finestre sui tre lati, specchi e stucchi nelle pareti interne, costituisce un punto di vista privilegiato sul parco. Anche se saranno comunque più diffusi i tepidari, come quello di villa Pisani a Stra o di villa Egizia a Galzignano Terme, architettonicamente più semplici, composti da strutture in muratura adiacenti alle barchesse o immersi nel parco, con finestroni in vetro rivolti a sud.

«In tema di serre vanno sicuramente menzionati – conclude Paola Bussadori – alcuni esempi di pregio nel parco Treves a Padova, a villa Farsetti a Santa Maria di Sala, a villa Polcastro a Loreggia, a villa Breda a Ponte di Brenta la cui serra è stata costruita da Caregaro Negrin, e a villa Trissino nell’omonima località in provincia di Vicenza».

Cristina Sartori

 
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