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Santa Giustina - Un cantiere aperto da oltre 400 anni Stampa E-mail
domenica 26 marzo 2006

Appena terminati gli interventi nel chiostro e nella Sala di San Luca.
La basilica di Santa Giustina è forse la più grande fabbrica della cristianità. L’illuminato Opilione, “uomo dell’ordine senatorio ed illustre prefetto del pretorio e patrizio” come recita una iscrizione nel sacello a lui dedicato, nel V secolo dopo Cristo decise la costruzione di un oratorio per rendere omaggio ai resti di Santa Giustina martire nel 304 durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano. Questo sacello è la parte più antica di una basilica che nei secoli è sempre stata cantiere in divenire.

di Cristina Sartori, uscito su La Difesa del Popolo - Speciale Restauro del 5 marzo 2006

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La prima basilica fu distrutta da un terremoto nel 1117 e solo con la metà del XV secolo si riparte con l’imponente edificazione della nuova basilica: tra il 1462 ed il 1469 viene edificata la biblioteca; nel 1482 il chiostro grande. Solo alla fine del Cinquecento verrà completata l’imponente opera: la nuova basilica viene infatti benedetta nel 1562 e consacrata nel 1606.

Quattrocento anni dalla consacrazione nei quali il “cantiere” di Santa Giustina è sempre stato in fervente attività.

Solo in questi ultimi anni sono stati eseguiti importanti interventi di restauro: dopo i lavori sulla facciata con il consolidamento del paramento murario, la messa in opera del nuovo portale in bronzo realizzato dal maestro Novello Finotti autore anche delle quattro statue degli evangelisti nelle nicchie di facciata - opere portate a termine grazie ad un comitato cittadino spontaneo tra il 2000 ed il 2002 -, gli ultimi interventi in ordine di tempo si sono concentrati sulla torre campanaria della basilica che, rimasta in silenzio dall’inizio degli anni novanta, con il 2004 ha potuto far nuovamente sentire il suono dei suoi rintocchi.

Con questo inizio del 2006, in tempo per celebrare il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della Basilica, sono terminati anche gli interventi nel Chiostro di San Luca, eseguiti dalla ditta AR srl di Padova sugli affreschi cinquecenteschi di Bartolomeo da Parenzo, detto il Parentino e nella Sala di San Luca.

L’intera superficie affrescata del Chiostro si presentava in stato di forte degrado - spiega Giorgio Socrate titolare della AR srl - ed una parte di esso era stata rimossa negli anni Sessanta. L’intonaco originale si era staccato in più punti dal supporto e aveva perso coesione; la pellicola pittorica era molto debole, sollevata e decoesa, su tutta la superficie del dipinto si rilevava la presenza di efflorescenze saline ed era stata coperta con una sostanza a base di proteina animale usata probabilmente per consolidare i dipinti ma che ne rendeva ancor più difficile l’operazione di pulitura.

La prima operazione eseguita dai nostri tecnici è stata il preconsolidamento dell’intonaco; successivamente si è proceduto con il prefisaggio della pellicola pittorica mediante l’impiego di una resina acrilica, mentre nelle aree nelle quali l’affresco non esiste più è rimasta visibile la sinopia ed il disegno preparatorio. L’operazione di pulitura è stata realizzata dopo una serie di test di prova comprovati da analisi di laboratorio e successivamente si è potuto procedere al completamento del consolidamento in profondità con iniezioni di malta a basso peso specifico per i distacchi di piccola e media entità, mentre per i distacchi maggiori si è deciso di procedere con malta da iniezione adittivata con alluminio di calcio che ha la proprietà di rigonfiarsi e riempire le cavità senza appesantire la struttura. Le aree di grandi mancanze interne al dipinto sono state stuccate a neutro e raccordate cromaticamente in base al cromatismo della zona.

Ogni ritocco pittorico – prosegue Socrate – è stato infine eseguito ad acquerello e tutta la superficie è stata protetta con un prodotto polisilossanico adatto ai dipinti murali.

Per quanto riguarda gli interventi eseguiti nella Sala san Luca abbiamo proceduto con una vasta campagna di saggi stratigrafici per cercare di riportare alla luce l’originale intonaco quattrocentesco che era presente solo nelle volte ed era di color avorio leggermente rosato mentre le pareti della sala avevano subito interventi importanti che ne avevano modificato il paramento. Abbiamo anche recuperato la pavimentazione cinquecentesca e l’abbiamo lasciata visibile grazie ad un pavimento sospeso in legno e vetro. Siamo intervenuti anche nel restauro del fregio decorato sotto l’imposta delle volte con operazioni di consolidamento, pulitura, stuccatura e reintegrazione ad acquerello delle parti mancanti.

Come vi accostate a questi monumenti così delicati e preziosi?

Punto di partenza per noi, così come per quanti operano in questo settore, – spiega ancora Giorgio Socrate – è la Carta del Restauro che detta le principali normative a riguardo. Noi lavoriamo con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e con l’Istituto Centrale del Restauro di Roma che ci “guidano” nell’impostazione di ogni intervento. Per quanto riguarda le metodologie va detto che ogni restauro è una problematica a sè. In base alle esigenze si decide come operare e quali materiali usare.

Vecchio o nuovo? Come sottolineare un intervento di restauro?

Si valuta intervento per intervento – risponde Socrate – non si può applicare un criterio unico. Ci possono essere questioni conservative che richiedono un restauro strutturale o archeologico o si può decidere di intervenire in maniera estetica, a seconda quindi dell’oggetto.

Quale il ruolo della tecnologia nel vostro lavoro?

La tecnologia va sempre considerata da due punti di vista: il primo propenso all’innovazione perchè anche le tecniche di restauro devono andare avanti, ed in quest’ottica la tecnologia è un’opportunità; nello stesso tempo però il “nuovo” va sempre preso con una certa cautela. Ogni anno infatti escono migliaia di nuovi prodotti ma quanti poi funzionano? Questo bisgona valutarlo con il tempo ed è necessario conoscere molto bene la resa ed il comportamento di un nuovo prodotto prima di utilizzarlo. Ma anche in questo caso l’Opificio di Firenze e l’Istituto Centrale di Roma sono per noi guide eccellenti. Aggiungo che in ogni caso la tecnologia è davvero preziosa per quanto riguarda la diagnostica non invasiva.

Dopo tanti interventi su monumenti prestigiosi, quale la prossima “sfida”?

Dovremmo essere in porto con l’appalto per il restauro del lato nord del Palazzo della Ragione di Padova, quello verso la piazza della Frutta. Ci stiamo preparando da un paio d’anni e speriamo di poter presto iniziare anche questo incarico.

 
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