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PADOVA 1310. PERCORSI NEI CANTIERI ARCHITETTONICI E PITTORICI DELLA BASILICA DEL SANTO. Stampa E-mail
marted 28 agosto 2012

PADOVA 1310. PERCORSI NEI CANTIERI ARCHITETTONICI E PITTORICI DELLA BASILICA DEL SANTO.
a cura di Luca Baggio e Luciano Bertazzo, Centro Studi Antoniani, 2012

raccolti in un libro gli atti del convegno che fanno luce sulla varia et immensa mutatio che nel 1310 ha interessato la Basilica di Sant'Antonio a Padova.

di Cristina Sartori, pubblicato sul settimanale diocesano LA DIFESA DEL POPOLO del 12 agosto 2012

Una interessante panoramica sulla storia di uno dei monumenti più interessanti della cristianità, profondamente intrecciata con le vicende civili, sociali, artistiche, religiose della città di Padova.
Stiamo parlando del volume «PADOVA 1310. PERCORSI NEI CANTIERI ARCHITETTONICI E PITTORICI DELLA BASILICA DEL SANTO», curato da Luca Baggio e da Luciano Bertazzo e dato alle stampe dal Centro Studi Antoniani.
Il volume ripercorre appunto le fasi della trasformazione della Basilica dedicata a sant’Antonio, attraverso gli atti di un convegno tenutosi nel 2010, nel settecentesimo anniversario del suo più ragguardevole ampliamento, testimoniato appunto nel 1310.
Un cantiere imponente quello della Basilica, iniziato immediatamente dopo la morte il 13 giugno 1231, di frate Antonio da Lisbona, il “Padre Santo”, per accogliere i pellegrini che da subito si recavano alla antica chiesetta di Santa Maria Mater Domini per venerarlo, luogo nel quale egli, morente, aveva desiderato tornare.
Due le tappe importanti di questa storia: il 1263, anno della ricognizione delle spoglie mortali del Santo nel quale venne ritrovata la Lingua incorrotta e della prima traslazione; e appunto il 1310, anno della seconda traslazione del Corpo di frante Antonio in altra parte della nuova basilica, nella quale era già conclusa, appunto, la varia et immensa mutatio registrata nella concessione dell’indulgenza del vescovo di Ceneda Manfredo di Collalto.
Ma che anno è stato il 1310 per i frati minori e per la città di Padova?
In quell’anno - risponde padre Luciano Bertazzo, dal 1985 direttore del Centro Studi Antoniani – sono da registrare alcuni importanti avvenimenti: il Capitolo generale dei frati minori che giungevano a Padova da tutta Italia e dall’Europa, un’occasione unica di incontro tra i frati; la realizzazione, nel convento, della Sala del Capitolo affrescata da Giotto, già presente a Padova tra il 1303 ed il 1305 per la decorazione della Cappella degli Scrovegni; la traslazione del corpo del Santo nella nuova basilica, la cui varia et immensa mutatio viene citata appunto per la prima volta nel testo dell’indulgenza concessa dal vescovo Manfredo di Collalto. Lo studio di questo particolare momento storico ha dato quindi spunto all’organizzazione del convegno per spaziare sul “prima”e sul “dopo” il 1310.
In che cosa consisteva la varia et immensa mutatio?
Questa trasformazione della Basilica – spiega padre Bertazzo – è avvenuta in quella che Luca Baggio nel suo intervento dal titolo “Le committenze dei cantieri architettonici del Santo dal 1231 al 1310” definisce come la terza fase costruttiva della chiesa, segnata dall’intervento finanziario annuo di 4.000 lire messo a disposizione del Comune di Padova dal 1307, a sostegno appunto del cantiere antoniano. Nel 1357 sant’Antonio verrà nominato non solo “Pater” ma “Patronus et defensor civitatis” e nel 1396 verrà fondata la Veneranda Arca di Sant’Antonio che da allora ad oggi tutela e custodisce il monumento antoniano.
In questa terza fase costruttiva, quindi – prosegue nella sua spiegazione il direttore del Centro Studi Antoniani – si realizza il deambulatorio con le cappelle radiali e l’imponente copertura a cupole come attualmente la vediamo (tranne la cupola della Cappella del Tesoro che risale al XVIII secolo). Sino ad ora nell’analisi della struttura architettonica della Basilica ci si basava sull’ipotesi di un progetto architettonico definitivo progressivamente, in base alle varie problematiche di volta in volta incontrate. La grande novità messa in luce dagli studi condotti per questo convegno, cito in particolare il contributo dal titolo “Il cantiere architettonico del Santo nel 1310” di Giovanna Valenzano, è che la Basilica era stata già pensata secondo un unico progetto unitario che è quello che vediamo, poi realizzato ovviamente in fasi successive.
Altri nodi da sciogliere sulla Basilica del Santo?
Saranno sicuramente da approfondire gli studi realizzati sino ad ora dal punto di vista artistico e architettonico - conclude padre Luciano Bertazzo -. Inoltre c’è sicuramente molto da studiare attraverso il ricchissimo patrimonio dei codici di carattere scientifico ed economico custoditi nella Biblioteca Antoniana, così come è una miniera di informazioni l’inventariazione attualmente in corso dell’Archivio storico della Veneranda Arca che raccoglie senza interruzione documenti dal Quattrocento al Novecento, a testimonianza dello stretto rapporto dei frati con la città.
Cristina Sartori

 
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