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Andrea Mantegna, l'inventore del Rinascimento Stampa E-mail
gioved 14 settembre 2006

In contemporanea tre mostre celebrano i 500 anni dalla morte di Andrea Mantegna, a Padova città che gli diede i natali e in cui trascorse gli anni della formazione giovanile, Verona, dove eseguì la celebra Pala di San Zeno, e Mantova dove si trasferì, alla corte di Ludovico Gonzaga dal 1460 rimanendovi sino alla morte avvenuta il 13 settembre del 1506.

Mantegna 1506 – 2006. Un artista per 3 città.
Padova, Musei Civici degli Eremitani

Verona, Gran Guardia

Mantova, Fruttiere di Palazzo Te

16 settembre 2006 – 14 gennaio 2007

Per informazioni sulle tre mostre: www.andreamantegna2006.it

di Cristina Sartori, pubblicato sui quotidiani del gruppo E Polis, IL VICENZA, IL TREVISO, ILVENEZIA, 13 settembre 2006.

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Nelle diverse sfumature del grigio dell’allestimento curato dall’architetto Mario Botta, è il Crocifisso bronzeo di Donatello, eseguito per la Basilica del Santo, che accoglie il visitatore all’ingresso della mostra Mantegna e Padova, 1445 – 1460 allestita al Museo degli Eremitani dal 16 settembre 2006 al 14 gennaio 2007.

Allo stesso modo il Donatello guidò un giovane Andrea Mantegna nel rinnovamento del linguaggio artistico che portò al Rinascimento.

Entrambi furono attivi in Basilica del Santo verso la metà del Quattrocento; Donatello portava da Firenze quel nuovo modo di pinger in recenti e Mantegna eseguiva la lunetta con i santi Antonio e Bernardino da Siena che presentano il monogramma di Cristo (1452).

Ma ciò che colpisce, tra le splendide opere della mostra padovana, sono le Madonne, tra le quali, oltre alla “Madonna con bambino, serafini e cherubini” (madonna Butler) del Metropolitan Museum di New York, la splendida “Madonna con il Bambino addormentato” (Madonna Simon) che il pittore eseguì proprio a Padova, nella quale la pittura diviene scultura e le forme plastiche prendono volume con la leggerezza del pennello. Questo eccezionale prestito, proveniente dagli Staatliche Museen-Gemäldegalerie di Berlino, si accosta in un suggestivo confronto agli altri capolavori del medesimo periodo come la “Madonna del latte” di Marco Zoppo (dal Louvre), la “Madonna con bambino” dello Schiavone e la “Madonna Davis” di Giovanni Bellini, sapientemente accostate per incantare il visitatore.

Ad accompagnare la mostra padovana un eccezionale evento, la ricostruzione virtuale con la ricollocazione degli 80mila frammenti, del ciclo di affreschi della Cappella degli Ovetari nella chiesa degli Eremitani, commissionata al Mantegna, appena diciassettenne, assieme ad altri tre artisti già affermati, Niccolò Pizolo, Giovanni d’Alemagna e Antonio Vivarini, e andata pressoché distrutta dal bombardamento del marzo del 1944.

Assieme a Padova, che gli diede i natali e che coltivò gli anni della sua formazione, anche Verona e Mantova rendono omaggio ad Andrea Mantegna nel cinquecentenario dalla morte (1506), con altre due mostre allestite nel medesimo periodo rispettivamente alla Gran Guardia e alle Fruttiere di Palazzo Te. Tre città per i tre momenti più significativi che hanno connotato l’avventura artistica e umana di questo pittore.

La rassegna veronese allestita alla Gran Guardia si fregerà della ricostruzione della pala di San Zeno, con la predella raffigurante la Crocifissione proveniente dalla Francia dove è conservata dal Settecento, opera che segna il passaggio tra il periodo formativo del pittore e la stagione di mantovana, dal 1460 alla morte avvenuta il 13 settembre del 1506.

A Mantova Mantegna incontra Leon Battista Alberti e inizia a ragionare sui rapporti tra architettura e scena dipinta. La mostra mantovana, terza tappa dedicata all’ultima stagione del pittore e allestita nelle Fruttiere di Palazzo Te a Mantova, propone forse il corpus più nutrito di opere del Mantegna, tra i quali i pregevoli “Monocromi”, cioè tempere simulanti bassorilievi, i Trionfi (esposti in copia), commissionati da Isabella d’Este, e la splendida decorazione della Camera Picta al Palazzo Ducale, capolavoro assoluto del Mantegna. A queste si aggiungono le opere dei contemporanei che seguirono l’influenza del pittore, come Nicolò da Verona, Francesco e Girolamo Bonsignori, Bernardino Parentino, Gian Francesco Tura, e Francesco Verla.

E, fiore all’occhiello dell’esposizione mantovana, giunta proprio nell’imminenza dell’inaugurazione e dopo molte polemiche, anche l’audace tela con Cristo morto, eseguita dal pittore negli ultimi anni della sua vita (1480 – 1490) ed eccezionalmente prestata dalla Pinacoteca di Brera.

 
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