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Mario Rigoni Stern. Il ricordo di Gian Antonio Stella Stampa E-mail
gioved 19 giugno 2008

Mario Rigoni Stern.La scomparsa dello scrittore asiaghese è avvenuta nella sua terra, lontano dalla ribalta.

Gian Antonio Stella ricorda il grande scrittore. «Sapeva fare bene la cosa più difficile per uno scrittore: “scrivere facile”».

di Cristina Sartori, pubblicato sul settimanale diocesano La Difesa del Popolo, 22 giugno 2008.

Per visionare la pagina in pdf, cliccare qui:

Il sergente majur è tornato a baita
 
Sapeva fare bene la cosa più difficile per uno scrittore: “scrivere facile”
Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore
Gian Antonio Stella, originario di Asiago, sin da piccolo ha conosciuto e frequentato Mario Rigoni Stern, che alla sua Asiago restò sempre fedele e nella quale è morto, nella quiete appartata della sua casa. Di aneddoti personali che lo
legano al grande scrittore Stella ne ha molti, ma preferisce tenerli per sé. Accetta però di ricordare la grandezza dello scrittore e la semplicità dell’uomo.
La produzione letteraria di Mario Rigoni Stern è strettamente legata alla sua terra. Potremmo
dire che è uno scrittore veneto?
«Io non so se a Mario avrebbe fatto piacere essere inquadrato tra gli scrittori veneti. Secondo me, no.
Avrebbe preferito essere uno scrittore dell’Altopiano e, a quel punto, essere considerato europeo. Lui si sentiva un abitante dell’Altopiano, un “cimbro”, un asiaghese, certo.
E poi si sentiva più italiano che veneto, almeno secondo l’accezione che si vuole dare oggi al termine. Certamente non era un venetista».
Com’è stata vissuta dai suoi “vicini di casa” la sua figura?
«Per un verso c’è l’orgoglio campanilista. Per un altro, ho sempre notato che molti pensavano che questo suo modo di scrivere semplice, la sua personale semplicità, questo andare al bar senza arie da grande scrittore, fossero qualità che lo sminuivano. Forse più di qualche compaesano non ha mai compreso quanto era grande questo scrittore. In realtà chiunque scriva sa che “scrivere facile” è la cosa più
difficile del mondo. In questo Mario era formidabile, perché riusciva a scrivere "apparentemente” facile e per fare questo ci vuole una grande profondità umana, intellettuale, culturale, e una straordinaria capacità di scrittura».
Ora che è morto, chi resta a cantare della vita semplice, dei boschi, della guerra?
«Se pensiamo ai temi a lui cari, qualcuno che scrive di montagna ancora c’è, penso a Mauro Corona.
Per quanto riguarda la guerra, quella è un’esperienza ormai storicamente lontana. Rigoni Stern ne ha saputo trarre un capolavoro assoluto con Il sergente nella neve.
L’incipit di questo libro è davvero unico, fantastico. Però l’esperienza di Mario in guerra, la ritirata di Russia, e poi i “recuperanti” che giravano l’Altopiano per scovare le bombe inesplose per venderne il ferro, bombe che spesso scoppiavano tra le mani, il rapporto che lui aveva con il bosco, con i funghi, con gli animali, temo che siano tutte cose che non ritroveremo più. Al poeta Zanzotto un giorno Mario disse che le api non volevano più stare con lui. Non ci sono più quei boschi, quegli animali. È cambiato il mondo delle api e anche il mondo di Mario Rigoni Stern».

Cristina Sartori

 
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