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martedì 29 novembre 2011

BIENNALE DI ARCHITETTURA “BARBARA CAPPOCHIN” – V^ edizione 2011

Mostra “SUPERURBANO. RIGENERAZIONE URBANA SOSTENIBILE”.
19 progetti di città del futuro: sostenibile, intelligente, inclusiva

Padova, Palazzo della Ragione, 26 ottobre 2011 – 13 febbraio 2012

di Cristina Sartori, pubblicato dello Speciale Restauro del settimanale diocesano LA DIFESA DEL POPOLO del 27 novembre 2011

  

 

Estetica, funzionalità tecnica e sostenibilità, cui si aggiungono il rispetto del territorio e la qualità di vita degli abitanti. Questi gli ingredienti dell’architettura del futuro, un tema impegnativo che necessita sempre più di riflessioni che possano trasformarsi in effettiva progettazione. Su questo tema, ricco di sfaccettature e di complessità, riflette la Biennale di Architettura “Barbara Cappochin” nella sua quinta edizione attualmente allestita – non a caso – nel Palazzo della Ragione di Padova, un ”contenitore medievale” in dialogo e in apertura con l’architettura del futuro.

Superurbano. Rigenerazione urbana sostenibile” è il titolo di questa edizione incentrata non su una singola personalità come per le precedenti edizioni, ma sul complesso tema dell’architettura come fenomeno sociale e culturale che deve rispondere alle esigenze dei cittadini e guardare al passato recuperandone le valenze costruttive, il patrimonio culturale, la tradizione, pronta a raccogliere le sfide che l’evoluzione presenta: disgregazione del territorio, problematiche ambientali, mutamenti sociali.

 

 

Questa edizione della Biennale desidera esprimere una azione forte – spiega Giuseppe Cappochin, presidente della Fondazione “Barbara Cappochin”, organizzatore dell’evento –. La novità è che abbiamo affrontato questo delicato e complesso tema a livello nazionale e internazionale attraverso un grande lavoro di ricerca portato avanti dal comitato organizzatore e dai curatori, Andrea Boschetti con Alberto Francini e Michele De Lucchi che hanno seguito l’allestimento. La grande soddisfazione è che moltissimi studi internazionali hanno risposto al nostro invito, proponendoci progetti diversissimi tra loro ma in sintonia con il tema guida della mostra, quello appunto della rigenerazione urbana sostenibile.

 Che significato ha oggi in Italia parlare di rigenerazione urbana sostenibile?

Rigenerazione urbana sostenibile oggi in Italia significa fermare l’espansione e il consumo del territorio – spiega Cappochin – abbiamo 120 milioni di vani dei quali novanta milioni costruiti nel dopoguerra, con una media di due vani per abitante, cioè il doppio della standard fissato dalla media nazionale edilizia.

Dal 1946 al 1961 sono stati edificati dieci milioni e mezzo di alloggi che per la maggior parte sono oggi inadeguati: dal punto di vista energetico; dal punto di vista statico poiché realizzati non in ottemperanza alle norme antisismiche; dal punto di vista dell’utilizzo dei materiali da costruzione che sono cambiati; dal punto di vista della integrazione con il tessuto urbano. Mancando quindi unità di visione nella progettazione ecco che ci troviamo di fronte alla “marmellata urbanistica” che connota le immediate periferie delle nostre città.  Abbiamo più volte espresso critiche nei confronti dei piani casa che appesantiscono ulteriormente queste situazioni con dei “bricolage” urbanistici, mentre all’estero tutto è condotto in maniera diversa.

Citiamo l’esempio francese - prosegue l’architetto Cappochin -. Grazie ai finanziamenti statali in Francia sono stati rigenerati 490 quartieri, un amplissimo volano che ha mobilitato a vari livelli migliaia di maestranze. La Francia ha potuto quindi beneficiare dei finanziamenti europei grazie ad ampie piattaforme. In Italia i nostri piani-casa lavorano per interventi sul singolo fabbricato: demolisci il vecchio edificio e lo ricostruisci più grande ed esteticamente più bello, aggiornato anche dal punto di vista dei consumi energetici ma, il più delle volte, senza tener conto del contesto nel quale è inserito. Il risultato è un ulteriore appesantimento di  questa situazione di disorganicità. Bisogna cercare di ripensare alla città di maniera del tutto diversa. È un capovolgimento epocale ed è necessario rifletterci. L’Italia non accede ai finanziamenti europei perché la progettazione è frammentaria:  ci vogliono  “piattaforme” ovvero squadre che progettino porzioni di città, non solo singoli edifici. Ecco che la mostra analizza proprio questo tipo di interventi realizzati secondo le linee guida previste dalla Comunità Europea per il 2020: la città del futuro dovrà essere sostenibile, intelligente, inclusiva.

 Rigenerazione urbana e sostenibile all’insegna del recupero degli elementi naturali e all’insegna degli spazi aperti. Tuttavia l’Italia pare seguire proprio la direzione contraria: aree verdi depauperate e intensificazione costruttiva. È possibile un’inversione di marcia?

Ci stiamo muovendo proprio in questo senso con iniziative rivolte al governo e all’opinione pubblica, per ottenere legislazioni nazionali che impediscano tutto questo – conclude Giuseppe Cappochin -. Bisogna portare avanti una azione comune a livello nazionale per fare in modo che vengano attivati meccanismi che rendano questa filosofia costruttiva competitiva sul mercato. Anche perché esiste già da parte degli acquirenti la tendenza  - e lo abbiamo constatato - di spendere di più per un edificio “macchina”, cioè costruito in grado di produrre energia, piuttosto che per un edificio solo “contenitore” abitativo. La volontà di sperimentare esiste e i giovani si mettono in gioco. Per la prima volta, infatti, l’edizione di quest’anno del Premio Internazionale “Barbara Cappochin” che fa parte della Biennale, è stato vinto da un italiano Fabrizio Barozzi che fa parte di uno studio di architettura italo-spagnolo, per il progetto del nuovo centro di promozione della D.O.C. “Ribera del Duero” a Roa in Spagna. Ma la cosa che ci ha fatto maggiormente piacere è che tutti i progetti vincitori sono frutto di concorsi internazionali tutti vinti da giovani.

 

 
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