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Filippo De Pisis a Palazzo dei Diamanti Stampa E-mail
gioved 25 maggio 2006

Ferrara rende omaggio al “suo” Filippo de Pisis a 50 anni dalla morte avvenuta il 2 aprile 1956, con la mostra De Pisis a Ferrara allestita a Palazzo dei Diamanti sino al prossimo 4 giugno. 

di Cristina Sartori, pubblicato sul quotidiano IL PADOVA, Gruppo E Polis, 24 maggio 2006, pag. 37


La rassegna celebra questo anniversario offrendo al pubblico l’intera collezione di opere custodite alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, cui si aggiungono, prestigioso fiore all’occhiello dell’esposizione, I grandi fiori di casa Massimo, recentemente acquisiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara.

Una collezione raccolta grazie a due munifici benefattori: Giuseppe Pianori, facoltoso agricoltore ferrarese che poco prima della sua morte istituì una fondazione che sviluppasse il patrimonio artistico della città, e Franca Calabotta che, nel 1996, donò alla città la collezione di opere di De Pisis raccolte tra il 1940 ed il 1969 insieme al marito Manlio, raffinatissimo collezionista e critico d’arte.

Il percorso espositivo svela la poetica pittorica del grande artista attraverso quarantanove olii e centoundici opere su carta, partendo da uno dei primi lavori degli inizi del Novecento, Il passero del 1908, esemplificativo della sua poetica pittorica giovanile imperniata perlopiù su esercitazioni di botanica ed entomologia.

Il salto qualitativo della pittura di De Pisis avviene negli anni Venti quando l’artista si distacca dalla bella pittura ottocentesca per dedicarsi ad una visione più spoglia e cruda della natura e della vita, permeata da una sottile nostalgia, evidente in tele come Natura morta con il martin pescatore (1925).

La stagione parigina - dal 1925 al 1939- e la vicinanza ad artisti come Giorgio De Chirico offrono a De Pisis l’occasione di cimentarsi in una personale lettura della stagione metafisica con opere oniriche come Le cipolle di Socrate del 1927. Nell’anno successivo De Pisis sperimenta anche la nascita di un nuovo genere di veduta e di natura morta con opere quali La Coupole, e I pesci marci; del 1930 è Il gladiolo fulminato nel quale l’artista ritrova il tema della vita stroncata all’improvviso, anche se utilizza una tavolozza coloristicamente più ricca che anticipa I grandi fiori di casa Massimo del 1931, forse frutto di un unico momento di gioia dell’artista.

Gli anni Quaranta, nei quali rientra in Italia, vedono la creazione di quadri di ritrovata pacatezza d’animo, con una ripresa delle nature morte come Fiori nel vaso del 1943, la Falena del 1945 e Rose nel bicchiere (1948). Concludono il percorso espositivo le opere dell’ultima stagione del maestro, che coincide con il soggiorno a Villa Fiorita, in cui la malattia e le sofferenze lo trasformano nel “pittore della morte” riducendo la sua poetica espressiva ad una sintassi figurativa ridotta all’essenziale che lo accompagnerà sino alla morte.



Palazzo dei Diamanti, fino al 4 giugno 2006.


Per informazioni e prenotazioni, call center 0532.244949

 
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